Pensioni: da Renzi un passo avanti

 

Ci fanno piacere le dichiarazioni di Matteo Renzi sulle pensioni che rappresentano, seppur tardivamente, una sconfessione delle aberranti parole di un suo supporter, Davide Serra, che alla Leopolda aveva sostenuto che “tutti “i pensionati con il retributivo sono dei ladri”. Adesso anche gli operai che sono andati in pensione con il retributivo, con pensioni “d’oro” da 1.100 -1.200 euro netti mensili, dopo 40 anni di lavoro, possono dormire sonni tranquilli. E’ un passo avanti. Siamo anche d’accordo sul fatto che le pensioni più elevate debbano versare un contributo di solidarietà  in questa situazione di crisi. Vorrei ricordare, a questo proposito, che al tempo del Governo Prodi, quando ero ministro del Lavoro, abbiamo bloccato l’indicizzazione delle pensioni superiori ad 8 volte il minimo per consentire, ai pensionati piu’ poveri, quelli fino a 700 euro al mese, di poter avere la quattordicesima. Misura tutt’ora vigente, pagata in un’unica soluzione nel mese di luglio di ogni anno e finanziariamente coperta fino al 2017. Valore annuo dell’intervento 1 miliardo e 200 milioni di euro per 3.500.000 pensionati coinvolti. Siamo, quindi, pronti a ripercorrere questa strada nel nome della solidarietà. Quello che vorremmo che Renzi ci spiegasse è  la sua adesione alla riforma delle pensioni targata Fornero e, contemporaneamente, l’intenzione di “risolvere il problema degli esodati”. Anche noi lo vogliamo fare, già nella legge di Stabilità, ma sappiamo che questo significa mettere profondamente in discussione una riforma che ha cancellato qualsiasi gradualità e gettato nella disperazione per mancanza di reddito centinaia di migliaia di lavoratori. Speriamo, allora, di condividere con Renzi anche l’idea di correggere una riforma sbagliata perchè non dobbiamo più mettere le mani nelle tasche dei pensionati per risanare il debito pubblico. Una scorciatoia troppo comoda ma socialmente iniqua.