Lavoro: ok confronto ma guai se si cancella Cig

Per quanto riguarda i temi del lavoro contenuti nel Job Act del segretario del Pd Matteo Renzi, vogliamo ribadire che l’introduzione del Contratto di inserimento a tempo indeterminato deve essere accompagnata da un forte disboscamento delle forme di assunzione flessibili e che, terminato il periodo di prova, venga riconosciuta ai neo assunti la protezione dell’articolo 18 sia per i licenziamenti discriminatori sia per quelli di carattere economico. Relativamente agli ammortizzatori sociali  va operata una forte distinzione tra lo strumento della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria e l’indennità di disoccupazione. Nel primo caso si tratta di una tutela pagata dalle imprese e dai lavoratori, che mantiene il rapporto di impiego. Nel secondo caso, si tratta di uno strumento pagato dalla fiscalità generale che tutela chi ha perso il lavoro. Guai a noi se a qualcuno venisse in mente di cancellare la Cassa integrazione per trasformarla in indennità di disoccupazione: oltre ad essere una scelta insensata, scaraventerebbe nel mercato del lavoro alcune centinaia di migliaia di nuovi disoccupati perché dal 2008 le ore di Cassa integrazione utilizzate annualmente si aggirano attorno al miliardo. Un esito di questo genere  sarebbe socialmente devastante”. Per quanto riguarda invece i temi della rappresentanza e rappresentatività sindacale, la Commissione Lavoro della Camera sta terminando le audizioni con le parti sociali e potrebbe produrre un documento unificato. Renzi ci dia una mano a portarlo a termine. Un’ultima osservazione va fatta sulla partecipazione dei lavoratori alle scelte produttive ed occupazionali delle imprese: ci pare impraticabile la proposta del segretario del Pd di inserire rappresentanti eletti dai lavoratori nei consigli di amministrazione delle imprese. A questa soluzione, che sicuramente scoraggerebbe gli investimenti in esteri in Italia da parte delle grandi aziende, preferiamo il sistema tedesco dei ‘Comitati di sorveglianza’ e il disegno di legge del Pd che prevede l’istituzione di Comitati consultivi nelle imprese con più di 300 dipendenti. Nella loro autonomia, il Partito Democratico, il Governo ed il Parlamento hanno tutto il diritto di presentare le loro proposte. L’importante è confrontarsi, utilizzare il lavoro già esistente quando è  utile per risolvere i problemi e trovare le opportune convergenze. Se ciascuno dovesse andare per conto suo finiremmo sicuramente contro il muro.