”Per il decreto ci siamo dovuti muovere in fretta. Ci impegneremo perche’ il Jobs act sia definito all’inizio del 2015”. Quanto alla Cgil, ”mi auguro che a differenza di quanto fatto con il decreto, che ha tempi brevi, con il ‘jobs’ si faccia almeno il dialogo sociale. Noi crediamo alla concertazione”. Lo dice ad Avvenire Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera. Sul dl che oggi approda in Aula spiega che ”il testo uscito dalla commissione e’ equilibrato. Il governo e’ stato presente a tutto il dibattito e ha approvato, con il sottosegretario Bobba, tutti gli emendamenti”, ne e’ uscito un punto di sintesi ”frutto di correzioni di tutto il Pd”. ”Le imprese hanno meno vincoli rispetto alla legge precedente – aggiunge -. Rispetto alla stesura originaria abbiamo ripristinato qualche regola che a nostro avviso andava introdotta. Avere un apprendistato senza obbligo di formazione pubblica e senza obbligo di redarre un piano formativo scritto ci avrebbe esposti a procedure di infrazione europee e avrebbe snaturato il contratto di apprendistato”. ”Non accettiamo diktat e non ne diamo – sottolinea Damiano -. Avremmo voluto altro come Pd. Non ci piace la mancanza di causale nell’assunzione con il contratto a termine per 36 mesi, ne volevamo al massimo 24. Avremmo voluto cominciare con il contratto di inserimento a tempo indeterminato: quindi anche noi abbiamo rinunciato a qualcosa. Abbiamo fiducia nell’azione di governo”.






