Le ricostruzioni giornalistiche sul Decreto della Pubblica Amministrazione paiono, fortunatamente, prive di fondamento su alcuni punti essenziali: il primo è quello relativo ai prepensionamenti dei dipendenti pubblici che vengono confusi con i “trattenimenti in servizio” che si riferiscono a lavoratori che hanno già maturato i requisiti della “riforma” Fornero e che vorrebbero rimanere in attività. Se questa possibilità viene abrogata si apre spazio, anche se limitato, per l’assunzione di giovani e non si tratta di prepensionamenti. Per noi, infatti, sarebbe inaccettabile una disparità di trattamento previdenziale tra lavoratori pubblici e privati, soprattutto a fronte dalla mancata soluzione del problema dei lavoratori “esodati”. Il secondo punto riguarda la mobilità che verrebbe esercitata, da posto di lavoro a posto di lavoro, nel raggio di 100 chilometri. A noi risulta, invece, che la proposta del Governo sia di 50 chilometri, allineata cioè alle normative contrattuali vigenti nei settori privati. Sarebbe più semplice se questa norma venisse definita e resa omogenea, anziché per via legislativa, nei contratti nazionali di lavoro dei dipendenti pubblici.
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