Corruzione: no scorporo costo lavoro massimo ribasso

 Il Governo, nelle nuove regole sugli appalti, avrebbe cancellato la norma che scorpora il costo del lavoro dal massimo ribasso. Questa notizia è apparsa su alcuni quotidiani: se fosse vera sarebbe un fatto gravissimo. In questo modo si strizzerebbe l’occhio alla concorrenza sleale praticata dalle imprese che utilizzano il lavoro nero per vincere gli appalti. Com’è possibile che il Governo, che vuole giustamente combattere la disoccupazione dei giovani, li voglia al tempo stesso condannare al lavoro sottopagato e irregolare? Se si tratta, come ci auguriamo, di una notizia sbagliata (si legga il Sole 24 Ore di oggi), il Governo smentisca. Chiedo, in ogni caso, all’Esecutivo ed al Premier Matteo Renzi di occuparsi del problema e di confutare la tesi infondata della “inapplicabilità” della norma. Si tratta di una bugia divulgata da coloro che vogliono continuare ad avere mano libera sugli appalti: va sconfitta rendendo di nuovo obbligatorie le “tabelle prefettizie” sul costo della mano d’opera e dando seguito alla norma del compenso orario minimo contenuto nella Delega sul lavoro. In questo caso quel compenso può diventare la misura per il calcolo standard del costo del lavoro da scorporare dal massimo ribasso degli appalti rendendo ancora più evidente che si tratta di una operazione che si può fare a tutela del lavoro regolare.