(AGI) – Roma, 10 gen. – Fine del tabù: le parti del Jobs Act che non funzionano vanno modificate, così come i voucher che non vanno aboliti ma “ridimensionati”. Non tanto per evitare il referendum proposto dalla Cgil quanto perché l’occupazione non è aumentata e le cose che non vanno devono essere corrette. Cesare Damiano interviene a ‘Viva l’Italia’ dell’Agi e annuncia che domani, giorno in cui la Consulta deciderà dell’ammissibilità dei referendum targati Cgil, alla Commissione Lavoro della Camera, da lui presieduta, vedranno i primi passi due proposte di legge che incidono sul mercato del lavoro: una che modifica i voucher e una che cambia il principio di responsabilità solidale sui subappalti. Ma in generale, è tutta la politica sul lavoro che va rivista, evitando il vizio che ha caratterizzato la sinistra, non solo in Italia, in questi ultimi trent’anni: “la subalternità culturale all’idea del liberismo”. Il presidente della Commissione Lavoro della Camera, si dice “contrario alla cancellazione dei voucher” ma sottolinea la necessità di “occuparci del problema dell’abuso” dei buoni lavoro. Bisogna restringere i settori e tornare all’uso originario: “Come ministro del Lavoro sono stato il primo ad applicare la legge Biagi del 2003” ma da Fornero in poi i campi sono stati allargati. “Si deve tornare alle origini – spiega – cioè all’uso per il piccolo lavoro domestico, l’assistenza a bambini, anziani o persone con handicap. L’errore e’ stato l’allargamento a tutte le categorie: se diventa la sostituzione di un normale lavoro a tempo determinato, ad esempio cameriere barista, commesso, è un grave errore”. Quella che propone Damiano, che ha depositato a febbraio del 2016 una proposta di legge sul tema dei voucher di cui è primo firmatario, “è una modifica molto radicale che potrebbe far scomparire il quesito referendario”. “Il nostro obiettivo è fare un testo unico sui voucher”, aggiunge, sottolineando la necessità di armonizzare le diverse proposte presentate dai singoli gruppi parlamentari. Ci sono infatti anche proposte del M5s che “è diciamo a fotocopia” di quella del Pd e quella di Forza Italia: “in genere vanno tutte nella direzione di una restrizione dell’utilizzo di questo strumento”.
Quanto ai quesiti referendari della Cgil Damiano afferma che a suo giudizio sono tutti e tre ammissibili: “quello sui voucher è abrogativo, quello sulla responsabilità solidale degli appalti non mi sembra difficile, quello sicuramente più problematico è quello sull’articolo 18”. Ma a chi dice che è manipolativo perché avrebbe contemporaneamente una abrogazione e una proposizione Damiano risponde: “Non è così” e ricorda che “nel ‘93 su 8 referendum radicali ce n’era uno che riguardava l’elezione del Senato che era parzialmente abrogativo come lo è questo della Cgil: del resto la costituzione all’articolo 75 prevede che i referendum possano essere parzialmente o totalmente abrogativi”. Nel dettaglio prosegue Damiano “vuol dire che con quel quesito la Cgil toglie il limite dei 15 dipendenti a partire dai quali scatta lo Statuto dei lavoratori (toglie cioè la norma generale del 1970 valida ancora ai giorni nostri) ma togliendola mantiene la seconda norma quella che vige dal 1970 che riguarda il lavoro agricolo e che parte dai 5 dipendenti. Quella norma particolare diventerà una norma generale e non vedo nulla di manipolativo”. Il Jobs Act invece “non funziona del tutto” e “bisogna avere il coraggio di dirlo”: “Sugli incentivi è stato commesso un errore perché, a guardare i dati occupazionali, le cose non vanno assolutamente bene. La spinta al tempo indeterminato è diminuita, l’effetto propulsivo degli incentivi si è esaurito, lì si è commesso un errore”, dice l’ex ministro del Lavoro, sottolineando che “è difficile creare lavoro se non c’è una ripresa economica sufficiente, non siamo ancora usciti dalla crisi”. Infine la proposta di legge sulla riforma degli appalti e la responsabilità solidale potrebbe essere depositata “già domani”, afferma Damiano che si dice favorevole a un ritorno alle norme approvate dal secondo governo Berlusconi sia in tema di appalti che di voucher. “Ho riconosciuto a quel governo e all’allora ministro del Lavoro Roberto Maroni delle buone leggi e io le ho applicate”, conclude Damiano, “se si tratta di tornare a quelle leggi, non mi tiro indietro”. Quanto all’attuale ministro del Lavoro, contro cui pende una mozione di sfiducia di Si, M5s e Lega, Damiano non affonda il coltello: “Poletti in due occasioni ha detto frasi che probabilmente si poteva risparmiare”, però “è una persona onesta e perbene della quale non si può dire niente in termini morali e di trasparenza”. Peraltro ha anche “chiesto scusa e affronterà l’aula del Senato”. Il problema, semmai, è un altro, conclude Damiano: “il ministro del Lavoro si occupi di voucher e di statuto del lavoro autonomo, deve correggersi un po’, dobbiamo correggerci un po’, le cose che non vanno bene devono essere cambiate”. (AGI)





