(ANSA) – ROMA, 18 GIU – “La legge del Governo Berlusconi che ha istituito nel 2010 l’aggancio dell’età pensionabile all’andamento dell’aspettativa di vita, andrebbe abrogata. Di questo passo, nel 2050, per andare in pensione saranno necessari quasi 70 anni. Un’assurdità che contraddice le attuali scelte di anticipo pensionistico, a partire dall’Ape Sociale”. Lo afferma Cesare Damiano (Pd), presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “È ormai chiaro – prosegue – che essere diventati il Paese che manda i lavoratori in pensione addirittura più tardi della Germania, non è un vantaggio per nessuno. A pagare il prezzo di questa scelta sono soprattutto i giovani che non entrano nel mercato del lavoro anche grazie a un invalicabile ‘tappo’ generazionale. La legge prevede che entro la fine dell’anno – spiega Damiano – si emani un Decreto direttoriale: sarebbe opportuno che il Governo non procedesse in questa direzione e che convocasse il tavolo di confronto con i sindacati per affrontare la ‘fase 2’ del verbale sulla previdenza sottoscritto lo scorso settembre. In esso, tra l’altro, si e’ già previsto il blocco dell’aspettativa di vita per chi svolge lavori usuranti: norma che andrebbe estesa ad altre categorie di lavoratori”. “L’idea che tutti vadano in pensione alla stessa età, a prescindere dalla gravosità del lavoro svolto, è ormai superata. Una applicazione burocratica della norma sarebbe incomprensibile”, conclude. (ANSA).





