PAPA E LAVORO: “PRO” E “CONTRO” ECONOMISTI A “PROGRAMMA POLITICO”

(AGI) – Roma, 9 lug. – La possibilità di trasformare in un progetto politico concreto il nuovo patto per il lavoro, lanciato da Papa Francesco al congresso della Cisl, divide mondo politico ed economisti. “È una società stolta e miope – aveva denunciato il Papa – quella che costringe gli anziani a lavorare troppo” a scapito dei giovani che non trovano lavoro. Occorre “ridurre le ore di lavoro” di chi à alla fine della sua vita lavorativa e “creare lavoro per i giovani”. Tra i “pro”, troviamo Cesare Damiano, esponente del Pd, ex sindacalista Fiom ed ex ministro del Lavoro: “Sono papista, il suo messaggio è di per sé un programma politico”. Anche il giuslavorista della Luiss, Roberto Pecci è d’accordo: “Quello del Papa è un programma politico con cui concordo”. Tra i “contro”, da annoverare senz’altro il governo giapponese che sta pensando di fissare l’età pensionabile a 85 anni, sempre che, naturalmente, la persona sia in salute. Ma restiamo in Italia: Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera e professore di economia, prende atto della proposta di Bergoglio ma non si mostra convinto: “Grazie Papa per le belle parole, dopo di che gli economisti facciano gli economisti, i politici facciano i politici e i pastori di anime facciano i pastori di anime”. Anche Nicola Borri, ricercatore e assistant professor di economia politica all’Università Luiss è scettico: “Non sono d’accordo, per dare più lavoro ai giovani occorrono più concorrenza, più istruzione e meno tasse, non meno anziani al lavoro”. Ma vediamo più nel dettaglio le singole posizioni dei quattro interpellati. “Pur essendo laico mi considero un papista – dice Cesare Damiano – Insieme ai colleghi Pd della commissione Lavoro della Camera ho lanciato due anni fa una petizione di massa, che raccolse 50.000 firme, che aveva come titolo: agli anziani la pensione, ai giovani il lavoro. Quella petizione sosteneva la mia proposta di legge sulla flessibilità previdenziale e sui 41 anni di contributi necessari per andare in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica. Quella battaglia alla fine convinse il governo e approdò nell’introduzione dell’Ape sociale e volontaria. Ritengo che favorire l’uscita anticipata verso la pensione, soprattutto per coloro che fanno lavori gravosi, debba diventare, non solo sperimentale come l’Ape fino al 2018, ma una misura strutturale del sistema, per aiutare, attraverso il turnover, l’ingresso pro-quota dei nostri giovani nei posti di lavoro. Questa battaglia è in corso e quindi ben vengano le parole del papa, che sostengono una linea di revisione profonda dell’attuale sistema pensionistico e del mercato del lavoro”. (AGI)