PD, DAMIANO: “PROBLEMA NON È NOME MA ROTTURA CON RENZISMO”

Roma, 1 set. (askanews) – “Il problema del Pd non è un suo restyling, che passa attraverso il cambio del nome, ma una rottura e una discontinuità con le scelte politiche che hanno segnato la sua storia poco più che decennale”. Lo dichiara Cesare Damiano, del Partito Democratico. “Concordo – continua – con Franco Monaco quando parla di un ‘cedimento a una suggestione molto lib e poco lab della base ideologico-programmatica del Pd con la retorica dell’innovazione, a scapito della montante domanda di protezione dei ceti più deboli, evidentissima nel discorso di Veltroni al Lingotto’. Gli anni del renzismo hanno portato alle estreme conseguenze quella scelta: è da qui che parte la necessità di una rottura con quell’impianto politico-culturale. Obiettivo che non si può perseguire con una riverniciatura o con un rassemblement con i ‘nuovi pentiti’ del renzismo. Per voltare pagina non bisogna avere paura di dire, come noi andiamo ripetendo, inascoltati, da molti anni a questa parte, che siamo convintamente antiliberisti e keynesiani e che pensiamo a un nuovo ruolo regolatore e di innovazione dello Stato, come ci ricorda Mariana Mazzucato e che, per salvare l’Europa, bisogna cambiarla nel profondo. Bisogna dire con forza che vogliamo superare il dogma del partito ‘leggero’, superare le normative del Jobs Act sui licenziamenti e la legge Fornero sulle pensioni. Rimettiamo al centro i problemi delle persone, sul serio”. “Ripartiamo dall’ascolto di chi, ancora iscritto o fuoriuscito, ha da dirci che cosa si aspetta per il futuro e in che cosa si è sentito tradito da noi”, conclude. Pol/Bac