(ANSA) – ROMA, 2 SET – “Costruire il nuovo Pd, che non è il semplice restyling del nome, non può neanche essere soltanto una battaglia per sostituire i gruppi dirigenti, lasciando sostanzialmente inalterata la linea politica”. Lo dichiara Cesare Damiano, del Partito Democratico. “Sarebbe – continua – un’operazione gattopardesca all’insegna del ‘cambiare tutto per non cambiare niente’. La discontinuità parte dai programmi e dal coraggio di una virata a sinistra che non abbia il timore di mettere in discussione, con una sana dose di autocritica, alcuni ‘totem’ rimasti finora intoccabili: il Jobs Act, la legge Fornero, le privatizzazioni e le liberalizzazioni senza regole che hanno privilegiato una logica di concorrenza al ribasso, sleale e malata. Così come la capacità di abbandonare la mistica del partito ‘leggero’ o di uno Statuto costruito a misura ‘dell’uomo solo al comando'”. “Bisogna cambiare rotta nei contenuti e tenere un congresso che parli al Paese e ai bisogni dei più deboli, dei dimenticati e di coloro che hanno pagato i prezzi maggiori a causa della crisi. Un congresso che faccia un dibattito vero, di stampo tradizionale: anche questo non dobbiamo avere paura di dirlo, perché non è più sufficiente soltanto la conta ai gazebo”, conclude. (ANSA).





