L’articolo di Tito Boeri comparso oggi sul quotidiano “la Repubblica” mette in evidenza l’inversione di rotta operata dal governo Berlusconi sulla lotta contro il lavoro nero. Puntare come fa il governo ad allentare i controlli è pericoloso e controproducente. Favorirà una tendenza a considerare la trasparenza, la regolarità e la sicurezza sul lavoro un inutile peso che mal si sopporta soprattutto in periodo di crisi, con tutte le conseguenze del caso. Usare l’economia sommersa come ammortizzatore sociale, e non provvedere a stanziare risorse adeguate per veri ammortizzatori sociali universali, farà aumentare l’evasione contributiva e renderà il paese più debole e diseguale al termine di questa lunga crisi.
Questo argomento era stato al centro dell’azione sociale del governo Prodi che aveva investito notevoli risorse finanziarie e una grande attenzione politica al tema: l’assunzione di 1400 nuovi ispettori, il rilevante aumento dei controlli, il significativo recupero di evasione contributiva, l’emersione di lavoratori in nero a partire dal settore dell’edilizia. In quest’ultimo caso grazie alla norma di sospensione dell’attività in caso di scoperta di lavoro nero superiore al 5% dell’organico. Norma che in diciotto mesi di governo ha consentito di sospendere oltre 5000 imprese irregolari la metà delle quali ha ripreso l’attività procedendo con regolari assunzioni.





