NON SERVONO NUOVE RIFORME, BASTA COMPLETARE IL PROTOCOLLO
Rispetto all’ipotesi di una nuova riforma delle pensioni in programma per il prossimo autunno, sono contento che, per fortuna, sia stata prontamente smentita dal ministro del Lavoro. Infatti tutti riconoscono che il risultato raggiunto con il protocollo del 23 luglio dell’anno scorso e’ di grande equilibrio ed efficacia. L’avanzo finanziario di competenza dell’Inps e’ aumentato nel 2007 di quasi 7 miliardi di euro rispetto al 2006 anche grazie alle ultime riforme introdotte, dall’aumento delle aliquote contributive, alla lotta al sommerso e al lavoro nero, alla introduzione di finestre anche per le pensioni di vecchiaia. Non si tratta quindi di fare nuove riforme ma di completare il protocollo. In primo luogo va emanato entro la fine dell’anno il decreto relativo ai lavori usuranti, per consentire a chi ha svolto un lavoro faticoso di anticipare l’uscita verso la pensione. A questo proposito ho presentato un disegno di legge attuativo. La nostra preoccupazione e’ che il governo voglia stravolgere la norma voluta dal governo Prodi, che ha gia’ stanziato quasi 3 miliardi di euro per il prossimo decennio convalidati dalla ragioneria dello Stato, sostituendola con regole piu’ restrittive soprattutto per quanto riguarda il lavoro notturno, che taglierebbe fuori la gran parte degli aventi diritto. In secondo luogo ci aspettiamo un riordino degli enti previdenziali e assicurativi, attraverso un accorpamento gia’ proposto dal Governo Prodi: due poli, uno previdenziale ed uno assicurativo e tre enti di riferimento: INPS, INPDAP, e INAIL. Sarebbe improponibile e sbagliato oggi pensare a dei cambiamenti per quanto riguarda l’uscita pensionistica delle donne. Essa si potrebbe, con l’accordo del sindacato, affrontare esclusivamente su base volontaria e accompagnata da bonus pensionistici per le donne che ne riconoscano i periodi prestati per attivita’ di cura. Altro discorso e’ l’ allineamento uomo-donna nell’uscita pensionistica quando entrera’ completamente in vigore il cosiddetto sistema contributivo, con le sue scelte di pensionamento flessibile.





