La riforma del modello contrattuale e’ un obiettivo importante per il Paese, per i lavoratori e per le imprese. Questa occasione non va persa, ma non si puo’ procedere con ultimatum o con accordi separati. Le scelte fin qui compiute dal Governo non hanno aiutato il confronto in corso, a partire dalla fissazione della inflazione programmata all’1,7 %. Questa scelta, a fronte di un’inflazione reale media del 4%, non e’ altro che la programmazione della perdita del potere di acquisto delle retribuzioni. Come Partito Democratico non ci limitiamo a segnalare gli errori del Governo, ma avanziamo precise proposte alternative. Se si vuole aiutare il tavolo di confronto tra le parti sociali bisogna rimuovere l’ostacolo del tasso di inflazione programmata che il Governo deve rendersi disponibile a rifissare, verso l’alto, al livello del nuovo indice ‘europeo’ che le parti sociali stanno cercando di definire. Se questo non avvenisse, non solo continuerebbe un’azione di freno alla trattativa, ma avremmo il paradosso di due tassi di inflazione di cui, uno piu’ basso per il pubblico impiego, quello fissato dal governo al’1,7 %
In secondo luogo, noi chiediamo che gli incentivi al salario di produttivita’ che condividiamo, vengano concessi esclusivamente alla contrattazione del premio di risultato in azienda o nel territorio, e non alle erogazioni ‘liberali’ delle aziende. In terzo luogo va prevista un’azione di detassazione del salario, al fine di perseguire progressivamente l’obiettivo del potenziamento del potere d’acquisto delle retribuzioni. Sarebbe stato meglio che il governo avesse utilizzato le risorse destinate a cancellare l’Ici per i ricchi a questi obiettivi.
Questi, sono alcuni dei contenuti della battaglia che il Partito Democratico condurra’ nel prossimo autunno per il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie, anche allo scopo di ridare fiato allo sviluppo del Paese attraverso la ripresa dei consumi





