Condivido l’intenzione del ministro del Lavoro di adottare una linea dura per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. Non si capisce, però, come questa dichiarazione trovi riscontro nella realtà.
Significa forse che il governo intende compiere una rapida retromarcia rispetto alle leggi recentemente approvate che hanno modificato e indebolito le tutele sul lavoro? Mi riferisco alla cancellazione della responsabilità solidale del committente di appalto che garantiva la trasparenza contributiva a tutti i lavoratori coinvolti nei subappalti; mi riferisco allo slittamento dal 1° agosto 2008 al prossimo 1° gennaio 2009 del termine di presentazione dell’aggiornamento del documento di rischio a cura delle imprese; alla cancellazione della sanzione a carico dei datori di lavoro, nell’attività in regime di appalto e subappalto, nel caso di mancata esibizione di tessera di riconoscimento da parte del lavoratore, particolarmente efficace nel settore dell’edilizia. Ben venga un’agenzia nazionale unica per la sicurezza, ma perchè non ricordare che il testo unico sulla salute e sulla sicurezza, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 1° maggio scorso, già contiene norme relative alla concertazione, al coordinamento delle attività ispettive, il finanziamento stanziato e coperto di 50 milioni di euro per la formazione dei lavoratori, un fondo con risorse da destinare ai familiari delle vittime del lavoro. Misure che si sommano al miglioramento deciso dal governo Prodi delle tabelle sulle malattie professionali. Tutte misure che attendono di essere applicate, mentre il governo allunga i tempi con lo scopo, più volte dichiarato, di abbassare le sanzioni nel caso di violazione delle norme. Ha ragione il presidente dell’Anmil: sarebbe ora di passare dalle parole ai fatti, mentre nuovi lutti si aggiungono alla lunga catena di morti sul lavoro.





