Roma, 5 mag. (Adnkronos/Labitalia) – ”Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari, perche’ la parola ‘precario’ mi fa venire l’orticaria”. Cosi’ il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, a margine della presentazione al Cnel dei dati del monitoraggio sul lavoro flessibile nella P.a., ha criticato l’uso del termine ‘precario’. ”La mitizzazione del precario -ha ribadito Brunetta- non mi piace. Io stesso ho fatto il precario tanti anni all’universita’ e non amo certo questo periodo, ma fare delprecario una ‘classe’, come fa certa letteratura o certa filmografia, non e’ certo giusto”.
Anzi, per il ministro le distorsioni non finiscono qui. ”Non c’e’ -ha affermato Brunetta- un’intera generazione precaria, ma esistono solo alcune sacche di persistenza nel precariato e bene ha fatto Damiano a mettere il vincolo dei tre anni. Ma -ha concluso- nella P.a. non vorrei che col sistema delle proroghe si possa andare avanti a vita”. E tuttavia per il ministro e’ bene sapere che ”nel pubblico impiego non puo’ essere che o si entra a tempo indeterminato o non c’e’ spazio per il lavoro flessibile, perche’, invece, di quest’ultimo c’e’ bisogno”.
Rispondo al Ministro Brunetta sottolineando che il lavoro flessibile dovrebbe essere un ‘passaggio’ nel corso della vita lavorativa. Purtroppo, le politiche di questo governo tendono a trasformare una situazione di buona flessibilità a termine in una precarietà che occupa una parte considerevole nella vita dei lavoratori. Le politiche del governo Prodi con gli incentivi alle imprese per la stabilizzazione e con la lotta al lavoro nero erano andate nella giusta direzione. La strada imboccata dal governo Berlusconi, invece, va in quella opposta. Ora, il ministro Brunetta per essere coerente con le sue affermazioni farebbe bene a raccogliere la nostra proposta di sospensione dei licenziamenti dei precari della P.A.. Se sono pochi, come sostiene, allora sarà più facile raggiungere l’obiettivo. Altrimenti saranno le solite parole al vento.





