Bologna, 21 set. (askanews) – “La sinistra da quarant’anni a questa parte è stata afona, anche quando abbiamo governato” su alcuni temi, come quello di combattere la disuguaglianza. Inoltre “non abbiamo avuto la capacità di proporre un modello alternativo” a quello del liberismo. Ora “siamo una sinistra della borghesia, non siamo più la sinistra del popolo. Perché abbiamo smesso di studiare”. Lo ha detto Cesare Damiano, presidente dell’associazione Lavoro&Welfare, per il quale “non è stata una buona idea fondere le radici” cattoliche e socialiste per costruire il Pd. “Il tema della distribuzione della ricchezza è fondamentale, ma in questi anni non abbiamo fatto politiche che andassero in quel senso – ha proseguito Damiano alla festa nazionale di Dems a Rimini -. Questo è diventato un sentimento, un umore nella gente che si è sentita abbandonata da noi”. “Ho fatto tutto il percorso del Pd e dobbiamo continuare la battaglia, ma forse l’idea di fondere le radici non è stata una buona idea – ha aggiunto l’ex ministro -. Non voglio un partito che scambia la modernità per il modernismo. Il cattolicesimo sociale e il socialismo democratico, le nostre radici, le abbiamo dimenticate per paura che una prevalesse sull’altra”. Al prossimo congresso “mi batterò che questa sinistra ci sia. Mettendo insieme culture, ispirazioni, logiche, ma senza dimenticare il cuore della nostra politica che è l’uguaglianza”.





