Sono sagge le modifiche che Gianfranco fini suggerisce alla sua legge sull’immigrazione.Tutti conosciamo il dramma vissuto da chi perde il posto di lavoro. Dramma particolarmente grave per i lavoratori immigrati che, in un tempo di crisi prolungata, corrono il rischio di essere ricacciati nella clandestinita.Tutto questo crea un circuito perverso: aumenta il lavoro nero e lo sfruttamento e, di conseguenza, il rischio di infortuni sul lavoro. Il lavoro nero crea concorrenza sleale alle imprese trasparenti e una distorsione nel mercato del lavoro, con una vera e propria azione di dumping sociale, verso i lavoratori che hanno contratti regolari.Quando il lavoratore immigrato perde il lavoro e’ giusto consentire un periodo di tempo almeno di un anno o, meglio ancora, correlato al tempo mediamente necessario per trovare un nuovo impiego. In questo modo si metterebbero questi lavoratori anche al riparo da eventuali ricatti di datori di lavoro spregiudicati. Se vogliamo andare nella direzione di una vera integrazione e’ giusto affrontare tempestivamente anche il tema del voto amministrativo agli immigrati e della cittadinanza per i figli di stranieri che nascono in Italia, cosi come capita in paesi europei come la Germania.
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Salari: Bene Fini: le gabbie sono uno strumento superato
Condivido l’opinione di Gianfranco Fini a proposito delle gabbie salariali. Un ritorno ai differenziali territoriali nelle retribuzioni creerebbe nuovi squilibri, ingiustizie e non porterebbe a nessun risultato apprezzabile.Del resto non e’ necessario ricorrere a questo strumento, giustamente superato molti decenni fa, quando si tratta invece di valorizzare in pieno la contrattazione decentrata di azienda e di territorio. Attraverso questo strumento ai lavoratori puo’ essere retribuita la produttivita’ realmente conseguita situazione per situazione. E’ su questo indice virtuoso che si costruiscono le differenze salariali, fondandole sulla capacita’ dei diversi sistemi territoriali e delle singole aziende di innovare e essere competitivi.
Parlamento. Collaboratori parlamentari bene Fini e Schifani
Condivido la decisione assunta dai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, di consentire ai collaboratori parlamentari l’accesso alle sedi e ai servizi di Camera e Senato soltanto se in possesso di un regolare rapporto di lavoro.E’ un problema di elementare rispetto dei diritti dei lavoratori assicurare la massima trasparenza nei rapporti di lavoro e combattere con assoluta intransigenza ogni forma di lavoro nero. Al di la’ dei regolamenti vigenti, che devono essere rispettati da tutti, sono favorevole ad una apposita iniziativa legislativa a tutela di questa categoria di lavoratori che, in modo definitivo, non consenta l’elusione delle regole.
Le proposte di Fini sono condivisibili
Le dichiarazione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, a proposito della necessita’ di sostenere il settore dell’automobile sono importanti e totalmente condivisibili.
Come sostengo da tempo abbiamo bisogno di risorse che si muovano in tre direzioni: sostegno al reddito delle famiglie, ammortizzatori sociali universali e incentivi alle imprese attraverso una politica industriale che faccia leva sui settori strategici dell’economia. Tra questi sicuramente quello dell’auto che rappresenta un importante volano per la difesa dell’occupazione e un fattore di innovazione tecnologica. Ha ragione quindi il presidente della Camera a sostenere che l’intervento non si possa limitare alla sola rottamazione: e’ necessario indirizzare risorse verso l’innovazione del settore che guardino alla sicurezza, all’ecologia e alla cosiddetta infomobilita’. Ci auguriamo che il governo la finisca di stare a guardare e cominci a dare segnali positivi vista anche la crescita della disoccupazione e della cassa integrazione nei settori fondamentali dell’economia.





