No all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne come “merce di scambio” per reperire risorse che vadano agli ammortizzatori sociali. E soprattutto non prima che si realizzi un’effettiva parità retributiva e di carriera con gli uomini. Non si può affrontare a margine di un il tema dell’aumento dell’età pensionabile delle donne se prima non si affronta un altro tema: il riconoscimento ai fini pensionistici alle donne che hanno carriere discontinue del tempo dedicato alla cura e di una rete di servizi che consenta una parità retributiva e di carriera”.
Per l’ex ministro del Lavoro, “non è opportuno che l’innalzamento dell’età pensionabile sia usato come una sorta di merce di scambio per un riequilibrio del sistema o per aumentare le risorse degli ammortizzatori sociali.
Non sono pentito per il fatto che il Governo Prodi abbia elimintao lo scalone, assolutamente no. La nostra è una riforma dolce. Non ha solo lo scalone ma, ad esempio, la quattordicesima, l’innalzamento delle pensioni minime a 580 euro, il riscatto della laurea, che accanto agli scalini fa di questa riforma un importante contributo per l’equilibrio e per le giovani generazioni.





