Il governo deve innalzare il tasso di inflazione programmata che sara’ la base di riferimento per i contratti del pubblico impiego e fungera’ da deterrente per quelli privati adeguandolo all’andamento dell’inflazione reale. Dopo i dati diffusi dall’Istat sull’inflazione a giugno.E’ evidente che il tasso di inflazione al 1,7% previsto dal governo, a fronte del dato reale del 3,8% rilevato dall’Istat, non e’ nient’altro che il valore della perdita del potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Gli indicatori europei possono essere presi a riferimento. Un conto e’ raffreddare l’inflazione, un altro e’ piu’ che dimezzare l’adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni all’andamento dell’inflazione reale. Con questo sistema si fa pagare il costo dell’impennata dei prezzi esclusivamente alle famiglie. Alla faccia di Robin Hood.





