L’accordo tra Fiat e Chrysler puo’ essere davvero definito storico perche’ puo’ aprire una nuova fase nelle prospettive dell’industria automobilistica. Attraverso il trasferimento tecnologico da Fiat si potranno costruire auto pulite, cioe’ una nuova frontiera tra la compatibilita’ della produzione e dell’ambiente. Come ha dichiarato il presidente Obama ci sara’ un rilevante sforzo finanziario dell’amministrazione americana che ha come obiettivo anche quello di salvare posti di lavoro. Ha vinto chi ha fatto prevalere le ragioni della produzione e dell’occupazione su quelle della speculazione finanziaria che, anche in questa circostanza avrebbe preferito il fallimento della Chrysler. Adesso, di fronte al dinamismo dimostrato dall’amministratore delegato della Fiat, ci auguriamo che anche il governo si muova con iniziative all’altezza della situazione che sappiano cogliere questo momento straordinario: il governo italiano convochi immediatamente un tavolo di confronto con l’azienda e i sindacati per delineare le prospettive produttive e occupazionali che si determineranno nel nostro paese. I lavoratori italiani debbono avere sufficienti garanzie sul proseguimento e il potenziamento dell’attivita’ nei loro stabilimenti, su un nuovo impulso all’individuazione di prodotti innovativi e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Soltanto attraverso una adeguata politica industriale questi obiettivi possono essere perseguiti.
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Berlusconi non segua Bush sulle misure anticrisi
La vecchia amministrazione Bush continua a far danni. Dopo la guerra in Iraq, che lo stesso presidente ha riconosciuto essere un errore, adesso i senatori repubblicani hanno bocciato il piano di sostegno all’industria automobilistica americana. Vince il dogmatismo economico sul realismo politico.Le conseguenze di queste scelte sbagliate sono drammatiche: l’immediato tracollo della borsa americana, che avra’ ripercussioni su tutte le piazze mondiali, il possibile fallimento delle principali industrie dell’auto statunitensi le la conseguente crisi sociale che coinvolgera’ piu’ di tre milioni di lavoratoti e le loro famiglie. Tanta indifferenza da parte di una certa politica rispetto ai problemi reali, ci lascia di stucco. Ci auguriamo che il nuovo presidente degli Stati Uniti corregga rapidamente questi errori. Ma intanto il danno e’ fatto.
Noi dobbiamo impedire che scelte analoghe vengano compiute nel nostro paese. Abbiamo il dovere di sostenere politiche di investimento straordinario per fronteggiare la crisi, che vadano a sostegno del reddito, di ammortizzatori sociali universali e delle imprese e dei settori strategici dell’economia a partire da quello dell’auto.






