La definizione del piano Fiat-Chrysler e’ strategica per il settore dell’auto e per l’occupazione. E’ importante il fatto che riemergano chiare vocazioni industriali, di investimento nella tecnologia e nel prodotto. Quello che va rapidamente chiarito e’ l’equilibrio produttivo e occupazionale della Fiat nel rapporto tra Italia e globalizzazione.Gli stabilimenti nazionali, nell’ambito dell’assetto mondiale dell’azienda, devono avere chiare missioni produttive e assetti occupazionali che diano certezze ai lavoratori. E’ necessario che il governo promuova azioni di sostegno ai settori strategici che coinvolgano l’intera filiera produttiva e favoriscano l’innovazione di prodotto: nel caso dell’auto l’Italia deve avere l’ambizione di realizzare un motore eco-compatibile e di sviluppare la tecnologia di quello elettrico.
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Crisi, tavolo fra governo e Regione
articolo de La Stampa del 7 maggio 2009 di Cesare Damiano e Gianfranco Morgando
L’accordo tra Fiat e Chrysler e la possibile intesa con Opel dimostrano che la «grande crisi» non costringe necessariamente a posizioni difensive:
la si può affrontare con coraggio, costruendo le basi per essere domani meglio competitivi sul mercato globale.
I risultati ottenuti da Sergio Marchionne sono la vittoria di chi ha fatto prevalere le ragioni della produzione e dell’occupazione su quelle della speculazione finanziaria. La manifattura sulla finanza creativa. Il saper fare bene le cose sul gioco d’azzardo delle speculazioni borsistiche.
Marchionne incarna quell’idea di serietà e sobrietà in cui il pd crede fermamente e che ci rende «antropologicamente» distanti da altri modelli politici ed imprenditoriali che preferiscono apparenze e successi effimeri. Vorremmo, non lo nascondiamo, che lo stesso coraggio dei vertici del Lingotto fosse dimostrato anche dal governo, che dovrebbe individuare in Torino e nel Piemonte uno dei poli di riferimento per una politica industriale vera ed efficace, accogliendo la sfida della qualità e dell’innovazione. Il governo a parole elogia Fiat, ma nei fatti ha adottato provvedimenti di sostegno dell’auto limitati e tardivi.
Ci auguriamo che sappia cogliere questo momento straordinario varando iniziative all’altezza, cominciando con il convocare immediatamente un tavolo di confronto con l’azienda e i sindacati per delineare le prospettive produttive e occupazionali che si determineranno nel nostro Paese. Il nostro auspicio è che si possa davvero aprire una nuova fase nelle prospettive dell’industria automobilistica, rilanciando i marchi italiani ma soprattutto producendo effetti positivi per l’economia piemontese, garantendo e potenziando gli stabilimenti e l’indotto, dando impulso all’individuazione di prodotti innovativi e mantenendo i livelli occupazionali.
In Piemonte non passa giorno che non giunga notizia di un’azienda in crisi che annuncia licenziamenti o addirittura la chiusura. Siamo al terzo posto nella classifica nazionale delle ore di cassa integrazione. Non vediamo segnali di inversione delle tendenze recessive e la ripresa si annuncia ancora lontana. La nostra Regione non può pagare ancora un prezzo in termini di arretramento produttivo e di cancellazione di posti di lavoro.
Per questo chiediamo al governo di istituire un unico grande tavolo regionale per affrontare la crisi economica del Piemonte. Finora a fronte delle singole vicende, siano esse la Fiat, l’Indesit, la Saint Gobain o l’Eutelia, l’appello lanciato al governo è stato quello di aprire confronti specifici tra aziende, parti sociali ed enti locali. Ora, forse, è giunto il momento, accanto ai singoli tavoli aziendali, di dare vita a un confronto fra tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di monitorare la situazione a livello regionale ed individuare condivise direttrici di sviluppo per la nostra economia, perché in discussione non è solo il futuro di questa o quella fabbrica ma la tenuta dell’intero tessuto produttivo piemontese.
Fiat – Chrysler: Accordo storico, si apre una fase nuova
L’accordo tra Fiat e Chrysler puo’ essere davvero definito storico perche’ puo’ aprire una nuova fase nelle prospettive dell’industria automobilistica. Attraverso il trasferimento tecnologico da Fiat si potranno costruire auto pulite, cioe’ una nuova frontiera tra la compatibilita’ della produzione e dell’ambiente. Come ha dichiarato il presidente Obama ci sara’ un rilevante sforzo finanziario dell’amministrazione americana che ha come obiettivo anche quello di salvare posti di lavoro. Ha vinto chi ha fatto prevalere le ragioni della produzione e dell’occupazione su quelle della speculazione finanziaria che, anche in questa circostanza avrebbe preferito il fallimento della Chrysler. Adesso, di fronte al dinamismo dimostrato dall’amministratore delegato della Fiat, ci auguriamo che anche il governo si muova con iniziative all’altezza della situazione che sappiano cogliere questo momento straordinario: il governo italiano convochi immediatamente un tavolo di confronto con l’azienda e i sindacati per delineare le prospettive produttive e occupazionali che si determineranno nel nostro paese. I lavoratori italiani debbono avere sufficienti garanzie sul proseguimento e il potenziamento dell’attivita’ nei loro stabilimenti, su un nuovo impulso all’individuazione di prodotti innovativi e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Soltanto attraverso una adeguata politica industriale questi obiettivi possono essere perseguiti.
Fiat, la strategia delle alleanze non penalizzi i livelli occupazionali
È importate che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, cerchi di stabilire un’alleanza industriale e tecnologica con altre case automobilistiche negli Stati Uniti e in Europa. E’ evidente che, quando la crisi sarà terminata, le cose non saranno più come prima e la possibilità di resistere e di avere un futuro dipenderà dalle scelte che oggi si compiono.La strategia delle alleanze è indispensabile per dare all’azienda una dimensione produttiva che consenta di competere nella globalizzazione con volumi adeguati di produzione. Occorre rilevare che gli incentivi del governo per il settore auto non sono sufficienti, al di dà dei piccoli risultati immediati, a garantire una stabilità di lungo periodo. Per questo è condivisibile la richiesta avanzata da alcune organizzazioni sindacali di convocare, da parte del Governo, un tavolo di confronto con le parti sociali per affrontare in modo appropriato le problematiche occupazionali e industriali di un settore altamente strategico come quello automobilistico. Non vorremmo assistere al paradosso di un risultato positivo, sotto il profilo delle alleanze internazionali, al quale facesse seguito un ridimensionamento occupazionale degli stabilimenti italiani. La posta in gioco è troppo rilevante per azioni di semplice rimessa: occorre una vera politica industriale.
Fiat: l’intesa Chrysler è giusta, ma servono aiuti al settore
L’intesa tra Fiat e Chrysler va nella giusta direzione, perché per fronteggiare la crisi è anche necessario stringere alleanze per non soccombere alla selezione che il mercato produrrà. Ma accanto a questo è necessario un rapido sostegno del governo italiano al settore dell`automobile per la rottamazione e per l`innovazione del prodotto nel senso dell`ecologia e della sicurezza.





