Bisogna ascoltare le forti parole del Papa a proposito della sicurezza sui luoghi di lavoro. Ora e’ la politica che deve fare coerentemente la sua parte di fronte alle morti quotidiane.
Per questo noi ci auguriamo che la versione finale del decreto correttivo della legge 81 tenga conto di questi alti richiami morali: di quello del Presidente della Repubblica, che da anni sottolinea l’importanza della dignita’ sul lavoro e di quello, piu’ recente del Papa. Non abbassare la guardia sul tema del lavoro nero e degli incidenti e’ un imperativo categorico.
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PAPA: BENE LA MORATORIA, ANCHE PER I DIPENDENTI PUBBLICI
Penso che le parole del Papa, giustamente raccolte dal ministro Sacconi, si rivolgano a tutti i lavoratori, sia quelli pubblici che quelli privati.Condivido totalmente quanto detto dal ministro Sacconi alle imprese private a proposito di una moratoria in termini di autodisciplina dei licenziamenti. Sarebbe opportuno che questo invito all’autodisciplina fosse rivolto al suo collega di governo, Renato Brunetta , per quanto riguarda i licenziamenti dei precari della P.A. che scatteranno alla fine del mese di giugno.
LAVORO: IL GOVERNO ACCOLGA L’APPELLO DEL PAPA E PASSI DALLE PAROLE AI FATTI
L’appello del Papa e’ assolutamente giustificato e dimostra la rinnovata attenzione della Chiesa nei confronti di temi sensibili come, appunto, quelli del precariato o delle morti sul lavoro. Ci sono pero’ due fenomeni concomitanti che accentuano la preoccupazione di tutti.In primo luogo, spiega l’ex ministro, la crisi economica che colpisce innanzitutto coloro che hanno un lavoro instabile. I primi a pagare il conto dell’aumento della disoccupazione sono i giovani che subiscono licenziamenti silenziosi e quotidiani. Penso, soprattutto, a coloro che hanno forme di lavoro molto flessibili, come i contratti a progetto o i lavori interinali. Fenomeni, questi aggravati dalle scelte del Governo. A cominciare dalla cancellazione delle norme per la stabilizzazione del lavoro precario della pubblica amministrazione che produrra’ un’ondata di 60mila nuovi precari.In secondo luogo, tra le ‘colpe’ del Governo, c’è anche quella che definisce la controriforma del Lavoro, che va a svantaggio della stabilizzazione e rida’ fiato alla precarietà: ad esempio, la cancellazione della norma che impediva le dimissioni in bianco e che penalizza sopratutto le giovani donne o l’allargamento dell’utilizzo del lavoro a chiamata e le restrizioni al part time. E’ tempo di un ripensamento generale su questi temi. Per questo, servirebbe una nuova stagione di concertazione tra Governo, parti sociali e opposizione per individuare una nuova frontiera per la tutela dei lavoratori. Ma per fare questo occorre investire risorse aggiuntive e rilevanti per garantire ammortizzatori sociali universali. Dopo l’appello del Papa ora il Governo passi dalle parole ai fatti.





