Che cos’è e perchè andrebbe cancellato l’articolo 8 voluto da Sacconi
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LAVORO: SACCONI ATTACCA BANKITALIA PERCHÉ HA PAURA DELLA REALTÀ
Il ministro Sacconi attacca Bankitalia perché periodicamente ci illustra la situazione reale dell’occupazione e perché tutto questo contrasta con la scelta del governo di indorare quotidianamente la pillola, per non far vedere la realtà. Se vogliamo leggere la situazione complessiva dell’occupazione non possiamo ignorare che il 2009 si chiude con quasi un miliardo di ore di cassa integrazione, 918 milioni per la precisione. Questa cifra corrisponde a quasi 450 mila lavoratori a tempo pieno per un anno, sottratti alla produzione. È evidente a tutti che coloro che sono coinvolti dalla cassa integrazione sono più del doppio di questa cifra e che per molti di essi la prospettiva del rientro al lavoro diventerà problematica: si pensi al caso dell’Alcoa. A queste persone vanno aggiunti coloro che non hanno tutele e che rinunciano a ricercare il nuovo lavoro. Non è una buona politica quella che non ha l’obiettivo di affrontare con decisione la nuova fase: se oltre alle tutele non si incentiva lo sviluppo inevitabilmente crescerà la disoccupazione. E il ministro Sacconi farebbe bene a ringraziare Bankitalia.
Salari: da Sacconi le minacce sono grottesche
Le posizioni del ministro Sacconi sulla contrattazione decentrata suonano come un ricatto, come se spettasse al governo disciplinare la libera contrattazione tra le parti sociali. Per fortuna non e’ cosi’ e minacciare di togliere gli incentivi appare dunque grottesco. Piuttosto, il governo si dovrebbe interrogare sul perche’, dopo tante esaltazioni della contrattazione di territorio e di azienda essa stenti a decollare. Non solo la crisi economica limita la produttivita’ da distribuire ma va anche riconosciuto che una parte delle imprese non intende seguire questa strada. Non e’ inoltre secondaria la scelta fatta dal governo di incentivare accanto al salario di produttivita’, contrattato tra le parti, anche le erogazioni unilaterali delle aziende. Tutto cio’ limita la contrattazione decentrata. Il ministro, quindi, rimuova questa ultima norma voluta dall’esecutivo e affronti il tema decisivo dell’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni, unica strada che puo’ ridare fiato ai consumi e all’economia. Non si tratta di rendere il contratto nazionale meno invasivo ma di trovare un giusto equilibrio tra i due livelli di contrattazione.
Pensioni: Sacconi riporta l’Italia indietro
E’ difficile sostenere, come fa il ministro Sacconi, che quando si parla di innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne ci si possa riferire esclusivamente al pubblico impiego, anche se il problema sollevato dalla Corte di Giustizia europea fa riferimento al solo lavoro pubblico.Questo significherebbe riportare in Italia una differenziazione tra regime pensionistico pubblico e privato. Una differenza del genere non reggerebbe a lungo. La strada da adottare non e’ un allineamento dell’eta’ pensionabile delle donne ai 65 anni, ma il recupero dell’uscita flessibile verso la pensione, dopo i 60 anni di eta’. Una scelta volontaria e commisurata alle esigenze di reddito e di lavoro che ciascuno puo’ liberamente verificare.
Previdenza: il governo si occupi di quella complementare
Dopo le considerazioni del presidente della Covip Antonio Finocchiaro, contenute nella relazione per l’anno 2008 in merito alla previdenza complementare, credo sia importante, come ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che il governo si occupi del tema, dopo un lungo silenzio. L’attuale situazione economica negativa non favorisce l’adesione dei lavoratori alla previdenza complementare. Infatti, la maggior espansione di iscritti si e’ registrata nel 2007, in condizioni di sviluppo piu’ favorevoli e grazie al forte impulso dato al sistema da parte del governo Prodi. Adesso si tratta di proseguire estendendo la previdenza complementare a tutti i lavoratori pubblici, migliorando ulteriormente il trattamento fiscale e consentendo ai lavoratori forme di reversibilita’ nell’adesione. Particolare attenzione andra’ rivolta ai giovani lavoratori e ai dipendenti delle piccole e piccolissime imprese, che sono attualmente i piu’ difficili da coinvolgere.
PAPA: BENE LA MORATORIA, ANCHE PER I DIPENDENTI PUBBLICI
Penso che le parole del Papa, giustamente raccolte dal ministro Sacconi, si rivolgano a tutti i lavoratori, sia quelli pubblici che quelli privati.Condivido totalmente quanto detto dal ministro Sacconi alle imprese private a proposito di una moratoria in termini di autodisciplina dei licenziamenti. Sarebbe opportuno che questo invito all’autodisciplina fosse rivolto al suo collega di governo, Renato Brunetta , per quanto riguarda i licenziamenti dei precari della P.A. che scatteranno alla fine del mese di giugno.
Crisi: il Governo porti a 24 mesi la CIG ordinaria
Sono contento che il ministro Sacconi pensi che si possano armonizzare le proposte del governo e dell’opposizione sugli ammortizzatori sociali. Questo significa che ci sara’ finalmente ascolto se si vuole arrivare ad una sintesi condivisa. Sinora, cosi’ non e’ stato.Le nostre proposte sono state respinte o bollate come illuministiche. Se vogliamo partire dal concreto proponiamo di adottare una prima misura condivisa dalle parti sociali che rappresentano il lavoro e l’impresa: il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria che, se portata dagli attuali dodici mesi a ventiquattro, potrebbe coprire la durata prevedibile della crisi evitando qualsiasi licenziamento.
Per quanto riguarda la nostra proposta di assegno di disoccupazione mensile pari al 60% dell’ultima retribuzione,essa non vuole interferire con lo strumento della cassa integrazione, ma e’ indirizzato a quei lavoratori che non hanno tale protezione: ad esempio quei trecentomila lavoratori a progetto che hanno perso l’occupazione nel corso del 2008 e che oggi dispongono di una tutela del tutto inadeguata, pari al 20% della retribuzione. Queste due proposte del Partito Democratico possono rappresentare il terreno di una discussione comune, anche perche’ consentono di dare una risposta concerta e attesa dai lavoratori e dalle imprese.





