Lo sfondamento, con il mese di novembre, del miliardo di ore di cassa integrazione, ci avvicina al punto massimo della crisi del 2010 quando furono autorizzate un miliardo e 198 milioni di ore. L’attuale composizione delle ore di cassa integrazione vede in aumento quella ordinaria con il 31 per cento del totale (rispetto al 28 per cento del 2010) e quella in deroga con il 33 per cento (rispetto al 31 per cento del 2010). Cala invece la cassa integrazione straordinaria, dal 41 del 2010 per cento all’attuale al 36 per cento.
Questi dati stanno a dimostrare che la crescita della cassa integrazione in deroga segnala la continuazione di un fenomeno di ulteriori chiusure e di crisi delle piccole aziende. Da qui la necessita’ di adottare una politica attenta agli effetti del prolungamento della recessione economica anche nel 2013 e di avere risorse sufficienti per gli ammortizzatori sociali, se non si vuole assistere ad un drammatico aumento della disoccupazione. Del resto, l’analisi compiuta dalla Cgil ci dice che questo volume di ore corrisponde a circa 520 mila lavoratori a zero ore.
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Giovedì 13 dicembre, vi segnaliamo in edicola:
Venerdì 7 dicembre, vi segnaliamo in edicola:
Ilva: governo convochi azienda e sindacati
Non mettiamo in discussione l’azione e l’autonomia della magistratura, ma non ci arrendiamo di fronte alla chiusura degli stabilimenti dell’Ilva di Taranto e della sua filiera. Le ripercussioni produttive, occupazionali e sociali sarebbero gravissime.
Noi crediamo ancora nella possibilità di rendere compatibile la produzione, l’ambiente e la salute, soprattutto a seguito della nuova Aia. Con la scelta della chiusura la situazione compie un salto di qualità: per questo è necessaria una rapida convocazione dell’azienda e dei sindacati a palazzo Chigi da parte del presidente del Consiglio Mario Monti.
Martedì 20 novembre, vi segnaliamo in edicola:
Contratti:rispettiamo l’autonomia dei sindacati, ora cerchino unità
Diversamente da quanto titolato da alcuni quotidiani, il Partito Democratico non sposa la riforma del modello contrattuale. Noi non chiediamo alla Cgil di firmare, nè a Cisl e Uil di ritirare la firma, percHè siamo troppo rispettosi dell’autonomia del sindacato e riteniamo che le diverse scelte avvenute siano state fatte tutte con la convinzione di tutelare e difendere nel modo migliore i lavoratori rappresentati. Quello che noi diciamo é che dall’accordo quadro sul modello contrattuale alla sua traduzione settoriale e alla successiva applicazione nei contratti nazionali di categoria, si possano trovare quegli elementi di innovazione e di specificazione dell’intesa in grado di far riprendere una via unitaria al sindacato. La dimostrazione pratica che questo sia possibile è già avvenuta nella positiva definizione della piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale del settore agro-industriale. Allo stesso modo, le categorie che hanno già adottato nel passato il cosiddetto “valore punto”, preso a riferimento per la definizione degli aumenti retributivi, dovranno garantire che l’applicazione del nuovo modello consenta di salvaguardare le condizioni di miglior favore già esistenti. In caso contrario, saremmo di fronte ad una situazione paradossale: si verificherebbe la diminuzione del potere d’acquisto, quando tutti sono concordi nell’affermare che esso va potenziato, soprattutto in una situazione di crisi come l’attuale. La riconquista di elementi di unità da parte del sindacato è un punto irrinunciabile nella strategia del Partito Democratico. Noi riteniamo che sui temi della rappresentatività sindacale, dell’adeguata tutela del reddito dei lavoratori e dei pensionati e degli ammortizzatori sociali, si possa riconquistare questo obiettivo.
Lavoro: l’accordo con i sindacati ha delle contraddizioni
L’accordo settoriale sul modello contrattuale siglato da Confindustria e dai sindacati ad eccezione della Cgil ora dovra’ essere applicato nei singoli contratti di categoria. Gia’ emergono i primi segnali contraddittori: piattaforme unitarie per il rinnovo dei contratti nazionali di categoria, come quella dell’agro industria che va apprezzata, e piattaforme tra loro separate, come nel caso delle telecomunicazioni. Per ricostruire l’unita’ d’azione del sindacato nell’applicazione dell’accordo in ogni categoria, occorrera’ uno sforzo di traduzione e di innovazione.Il valore punto preso a riferimento per calcolare gli aumenti salariali, gia’ adottato da alcune categorie tra le quali quella dei metalmeccanici: nella nuova versione non potra’ essere di valore inferiore a quello precedentemente applicato. Altrimenti, si otterrebbe un risultato paradossale: la diminuzione del potere d’acquisto delle retribuzioni mentre l’obiettivo da tutti condiviso e’ quello di innalzarlo.Il documento sul modello contrattuale recentemente approvato dalla commissione Lavoro della Camera con l’astensione del Pd nelle parti condivise contiene importanti specificazioni:la richiesta dell’estensione della contrattazione decentrata a livello aziendale e anche territoriale e di distretto; l’eventuale applicazione delle deroghe al contratto nazionale, avendo come riferimento il modello gia’ sperimentato unitariamente dal sindacato dei chimici. Infine, per favorire un percorso unitario risulterebbe utile un accordo sul tema della rappresentativita’ del sindacato che vede gia’ una sostanziale convergenza tra le confederazioni nell’individuazione dei criteri. Un accordo dei sindacati confederali su questo tema rappresenterebbe un’importante novita’ politica e sociale che potrebbe, successivamente, trovare una sua positiva traduzione in una legislazione di sostegno.







