Elezioni: da Monti idea antiquata su rapporti PD-CGIL

montiMonti ha un’idea piuttosto antiquata del rapporto tra i sindacati e i partiti: e’ ancora fermo all’idea della cinghia di trasmissione, in questo caso rovesciata. Da qui il consueto ritornello dell’eccessiva influenza della Cgil sul Partito Democratico. Argomento che non ha nessun riscontro reale perché entrambi i soggetti sono gelosamente autonomi rispetto alla propria funzione e al proprio ruolo. Il punto dal quale partire nella dialettica politica e sociale è sempre quello della convergenza sui contenuti: per quello che ci riguarda non possiamo che condividere la scelta della Cgil di puntare sulla crescita per favorire l’occupazione e il benessere generale. E’ lo stesso obiettivo politico contenuto nell’Agenda Bersani, che vuole superare i limiti dell’azione del governo Monti improntata a una linea di esclusivo rigore.


Elezioni: e se invece dei sindacati abolissimo Grillo?

grillo (11010) (1)Se, anziché  abolire i sindacati, abolissimo Grillo? Questa è l’unica risposta possibile e provocatoria alle proposte demenziali del leader del M5S. Con la demagogia e il populismo non si va da nessuna parte e non si creano le condizioni per far uscire l’Italia dalla crisi che sta attraversando. E’ compito del Partito democratico riportare i contenuti della politica a proposte serie di riforma, a partire dal ripristino della concertazione con le parti sociali, strumento con il quale si può realizzare un patto sociale per lo sviluppo.
Una concertazione pragmatica, per obiettivi, capace di correggere le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro e di dare impulso ad una politica industriale di sostegno all’innovazione dei settori produttivi strategici. Per raggiungere questi obiettivi, il ruolo dei sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa è come sempre decisivo.


Fiat: azienda spieghi strategia e convochi parti sociali

fiatSe si vuole rasserenare il clima, dopo la decisone della Fiat di mettere a cassa integrazione per due anni i lavoratori di Melfi, l’unica strada è quella che l’azienda convochi rapidamente le organizzazione sindacali per illustrare i tempi del processo di ristrutturazione, i nuovi prodotti assegnati allo stabilimento, l’occupazione finale ed i riflessi sul tessuto occupazionale dell’indotto produttivo. è questo il modo più semplice per mantenere normali relazioni tra le parti sociali. Si pone, comunque, un problema: quello di conoscere la strategia complessiva dell’azienda in Italia, che non risulta ancora chiara, perché vogliamo mantenere nel nostro paese un livello di produzione di automobili che sia competitivo in un mercato, come quello europeo, che registra un nuovo e preoccupante calo di vendite. senza adeguate iniziative di politica industriale, l’Italia non potrà difendere il suo ricco e complesso tessuto manifatturiero che la pone al secondo posto in Europa dopo la Germania.


Fiat: convochi subito le organizzazioni sindacali

fiatLa Fiat, dopo l’abbandono del progetto Fabbrica Italia, affronta le situazioni produttive una per volta. A noi, invece, interessa comprendere quale sia il disegno complessivo dell’azienda, al fine di rassicurare il paese ed i lavoratori sul futuro produttivo ed occupazionale. Siamo passati dai 20 miliardi di euro inizialmente previsti, ad un investimento di 1 miliardo per ciascuno dei tre stabilimenti di Pomigliano, Mirafiori e Melfi. La decisione di mettere in cassa integrazione per due anni lo stabilimento potentino, se non è accompagnata da un piano industriale che chiarisca tempi, prodotti e livelli occupazioni finali, desta non poche preoccupazioni circa le scelte strategiche dell’impresa. La Fiat convochi immediatamente un tavolo di confronto con tutte le organizzazioni sindacali al fine di chiarire con precisione i contorni del piano industriale e di ristrutturazione.


Lavoro: salario minimo UE? Guardare ai non tutelati

Lavoro_Giovani_CodaR400Quando si parla di salario minimo bisogna riferirsi a quei milioni di lavoratori che non sono tutelati da un contratto nazionale: penso ai lavoratori a progetto per i quali ci siamo battuti, già nel corso del confronto sulla riforma del mercato del lavoro, riuscendo ad introdurre il principio di un’equa retribuzione riferita ai contratti nazionali. E’ questa la giusta direzione, quella che sa distinguere una prescrizione legislativa dall’autonoma contrattazione sindacale che ha sempre saputo definire i livelli salariali dei lavoratori.