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Articolo di Cesare Damiano |
| Contratti modello Expo |
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Expo 2015 |
Siamo curiosi di conoscere nel dettaglio la riforma del mercato del Lavoro a cui pensa Monti, ma le prime anticipazioni fatte da Ichino non fanno ben sperare e rivelano l’intenzione di creare dei ‘contratti ad orologeria’ con cui le aziende avranno maggiore facilità di licenziare. Monti accenna oggi alla necessità di cambiare, con una nuova proposta, la riforma Fornero sul mercato del lavoro. Quando lo dicevamo noi eravamo conservatori. Ichino si fa interprete di queste esigenze riproponendo la sua vecchia ricetta del ‘contratto unico’, riverniciata per l’occasione, che a suo tempo era stata bocciata da Confindustria e dai sindacati perché ritenuta impraticabile. Anche noi non l’abbiamo mai condivisa perché, nei fatti, rende più facili i licenziamenti prevedendo semplicemente un maggiore risarcimento al lavoratore da parte delle aziende. Ci domandiamo: come si può parlare di un contratto a tempo indeterminato quando il lavoratore, in qualsiasi momento, è licenziabile ‘ad orologeria’ con la semplice clausola del motivo economico? La nuova proposta Monti-Ichino, se abbiamo bene compreso, introdurrebbe un nuovo regime che varrebbe per i nuovi assunti, soprattutto per i giovani. In questo modo, non solo si ripropone il dualismo nel mercato del lavoro ma addirittura lo si consolida. Noi preferiamo invece che tutti i lavoratori, anche i neo assunti, possano godere delle stesse regole compreso l’articolo 18 riformulato recentemente che prevede, accanto al risarcimento nel caso di licenziamento per motivo economico , la possibilità per il giudice di reintegrare il lavoratore. La strada che invece noi proponiamo è quella della buona flessibilità in entrata, ad esempio attraverso l’adozione generalizzata del contratto di apprendistato e la successiva stabilizzazione incentivata dal credito d’imposta o dalla diminuzione strutturale del costo del lavoro quando si tratta di un impiego stabile. In sostanza, è ancora valida la regola secondo la quale un contratto di lavoro a tempo indeterminato deve costare meno di un lavoro flessibile o precario.
Secondo Confesercenti il 41% degli italiani non arriva a fine del mese. Se questo sondaggio dovesse trovare riscontro nella realtà si tratterebbe di un dato altamente drammatico. Se non si dà una scossa positiva all`economia e lavoro avremo di fronte a noi un lungo periodo di recessione. Questo conferma la necessità di un cambio di rotta nelle politiche che riguardano il nostro Paese e l`Europa. Ormai, anche gli alfieri del liberismo, hanno riconosciuto di aver favorito politiche che hanno portato a eccessi di austerità e quindi prodotto danni. Convinciamoci, dunque, che, accanto al rigore sui conti, per uscire da questa situazione occorre far riprendere vigore ai consumi. La politica s`impegni a migliorare il potere d`acquisto di pensioni e retribuzioni. Si pongano le base per il superamento del tetto all`indicizzazione delle pensioni, si favorisca il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e si utilizzino le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività.
I dati Istat relativi al calo del potere d’acquisto delle famiglie sono inquietanti. Confermano che, per la politica, il punto di partenza non può che essere una rivalutazione dei salari e delle pensioni. Per raggiungere questo obiettivo il nostro programma di Governo dovrà prevedere, già a partire dal 2013, lo sblocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo. Inoltre, andranno utilizzate le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività, oltre due miliardi di euro nel prossimo biennio, e favoriti i rinnovi dei contratti nazionali di categoria. La ripresa dei consumi delle famiglie è parte fondamentale per riportare il paese sulla strada della crescita. Per questo dobbiamo sostenere l’Agenda Bersani che, pur non abbassando la guardia sul rigore, si ripromette di dare impulso allo sviluppo dell’economia nel solco dell’equità sociale.
L’allarme della Cgil sui precari va ascoltato. Il rischio di interruzione del lavoro alle prossime scadenze dei contratti temporanei è reale. Si tratta di mezzo milione di persone in difficoltà. A questo si aggiunge il problema che, al prolungamento della crisi, corrisponde la crescita della cassa integrazione che arriverà ad un miliardo e cento milioni di ore autorizzate alla fine del 2012. Il nuovo Governo dovrà avere come punti fondamentali della sua azione la correzione delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro per evitare una crescita della disoccupazione.
La promessa del presidente del Consiglio di aprire un tavolo di contrattazione per defiscalizzare le retribuzioni di secondo livello, definite in azienda o nel territorio, andrebbe completata. Tale iniziativa riguarda soltanto coloro che hanno la contrattazione decentrata, cioè una minoranza di lavoratori e la quasi completa esclusione delle piccole imprese.
Perciò a completamento sarebbe necessario anche affrontare il tema della diminuzione della pressione fiscale su tutte le retribuzioni fino a 30mila euro all’anno. In questo modo si adotterebbe una misura equa in grado di far riprendere i consumi. Ci auguriamo che non si tratti di promesse buone solo per una conferenza stampa.
Diversamente da quanto titolato da alcuni quotidiani, il Partito Democratico non sposa la riforma del modello contrattuale. Noi non chiediamo alla Cgil di firmare, nè a Cisl e Uil di ritirare la firma, percHè siamo troppo rispettosi dell’autonomia del sindacato e riteniamo che le diverse scelte avvenute siano state fatte tutte con la convinzione di tutelare e difendere nel modo migliore i lavoratori rappresentati. Quello che noi diciamo é che dall’accordo quadro sul modello contrattuale alla sua traduzione settoriale e alla successiva applicazione nei contratti nazionali di categoria, si possano trovare quegli elementi di innovazione e di specificazione dell’intesa in grado di far riprendere una via unitaria al sindacato. La dimostrazione pratica che questo sia possibile è già avvenuta nella positiva definizione della piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale del settore agro-industriale. Allo stesso modo, le categorie che hanno già adottato nel passato il cosiddetto “valore punto”, preso a riferimento per la definizione degli aumenti retributivi, dovranno garantire che l’applicazione del nuovo modello consenta di salvaguardare le condizioni di miglior favore già esistenti. In caso contrario, saremmo di fronte ad una situazione paradossale: si verificherebbe la diminuzione del potere d’acquisto, quando tutti sono concordi nell’affermare che esso va potenziato, soprattutto in una situazione di crisi come l’attuale. La riconquista di elementi di unità da parte del sindacato è un punto irrinunciabile nella strategia del Partito Democratico. Noi riteniamo che sui temi della rappresentatività sindacale, dell’adeguata tutela del reddito dei lavoratori e dei pensionati e degli ammortizzatori sociali, si possa riconquistare questo obiettivo.