Lavoro: bene l’interruzione della gara call center delle Poste Italiane

Una buona notizia che riguarda Poste Italiane: è stata interrotta la procedura di aggiudicazione della gara per il call center dell’azienda. Nelle scorse settimane i sindacati e Assocontact, associazione che raggruppa gli imprenditori del settore, avevano denunciato che la gara al massimo ribasso partiva da una base d’asta già inferiore al costo del personale subordinato previsto per questo tipo di commesse. E’ importante che Poste Italiane abbia deciso l’interruzione della procedura, perché questo consente di continuare la battaglia della trasparenza retributiva e per la stabilizzazione dei lavoratori del settore, iniziata al tempo del governo Prodi. Ci auguriamo che l’interruzione della gara, per ora limitata a uno solo dei quattro lotti previsti, venga estesa ai restanti.


Lavoro: il governo fermi la gara d’appalto alle poste

Vorrei chiedere al ministro Tremonti come sia possibile che Poste Italiane, di cui il dicastero del tesoro detiene il 65% delle azioni, possa indire una gara d’appalto al massimo ribasso per servizi di call center, con una base d’asta il cui valore e’ gia’ in partenza incompatibile con i costi di una persona assunta applicando un regolare contratto nazionale di categoria.
Chiediamo al ministro di fermare questa gara d’appalto e riteniamo che sia necessario un coinvolgimento anche del ministero del lavoro, che dovrebbe essere interessato al proseguimento di un cammino di crescita qualitativa del settore dei call center, gia’ intrapresa dal governo Prodi. Se si procede sulla strada individuata da Poste Italiane si costringerebbe l’azienda che dovesse aggiudicarsi la gara a non rispettare le regole contrattualmente previste.
Non e’ accettabile che aziende di proprieta’ pubblica diventino complici di una situazione che ripropone il tema dell’uso improprio dei contratti di lavoro o addirittura del lavoro nero favorendo un ritorno di instabilita’ occupazionale a carico delle giovani generazioni. Non si puo’ consentire che le aziende serie e trasparenti che applicano i contratti di lavoro vengano messe fuori gioco dagli appalti al massimo ribasso che, inevitabilmente, finirebbero con il privilegiare le aziende che operano sulla base di una concorrenza sleale. Ci associamo alla richiesta dei sindacati e delle aziende del settore e promuoveremo tutte le azioni politiche e parlamentari necessarie per denunciare questa situazione assurda ed insostenibile e per far cambiare le scelte di Poste Italiane.

LAVORO:IL GOVERNO E’ POCO INTERESSATO AI CALL CENTER

Sollecito il governo a convocare il tavolo di concertazione del settore dei call center gia’ istituito al ministero del lavoro dal governo Prodi. Grazie alla prima circolare emanata nel giugno 2006 sono stati stabilizzati oltre 24.000 lavoratori del settore. Altri 30.000 sono in attesa. Bisogna che il governo prosegua sulla strada tracciata, ma, la normativa che incentiva gli accordi di stabilizzazione scade alla fine di questo mese, per questo e’ importante che il governo convochi le parti, anche per valutare un’eventuale proroga.Ma finora,il governo e’ apparso poco interessato a seguire questa strada, e anzi strizza l’occhio alle imprese che non scelgono la strada della regolarizzazione e che praticano una concorrenza sleale verso le imprese che hanno scelto la trasparenza.

 


Aiutare i giovani ad entrare stabilmente nel mondo del lavoro

Per aiutare i giovani a uscire dalla trappola del precariato abbiamo introdotto forme di stabilizzazione dell’occupazione, sia nel settore privato – ad esempio l’importante accordo per i 22 mila lavoratori dei call center -sia nel settore pubblico. Il ricorso alle collaborazioni a progetto è stato disincentivato attraverso l’innalzamento dei contributi previdenziali, prima dal 18% al 23% e adesso dal 23% al 26%; inoltre è stata estesa la tutela della maternità e della salute anche ai lavoratori atipici. Sono stati eliminati rapporti di lavoro particolarmente precarizzanti come il job on call e lo staff leasing. Abbiamo fissato un tetto al rinnovo dei contratti a tempo determinato per evitarne l’abuso. Con il protocollo sul welfare sono stati stanziati 40 miliardi di euro per lo Stato sociale per i prossimi dieci anni, con l’obiettivo primario di rendere più trasparente e inclusivo il mercato del lavoro. 


Giovani e precari

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Per aiutare i giovani a uscire dalla trappola del precariato abbiamo introdotto forme di stabilizzazione dell’occupazione, sia nel settore privato – ad esempio l’importante accordo per i 22 mila lavoratori dei call center -sia nel settore pubblico. Il ricorso alle collaborazioni a progetto è stato disincentivato attraverso l’innalzamento dei contributi previdenziali, prima dal 18% al 23% e adesso dal 23% al 26%; inoltre è stata estesa la tutela della maternità e della salute anche ai lavoratori atipici. Sono stati eliminati rapporti di lavoro particolarmente precarizzanti come il job on call e lo staff leasing. Abbiamo fissato un tetto al rinnovo dei contratti a tempo determinato per evib tStato sociale per i prossimi dieci anni, con l’obiettivo primario di rendere più trasparente e inclusivo il mercato del lavoro.