L’impoverimento degli italiani, come denunciato dal rapporto Eurispes, mette in luce che nel 2013 molti nodi sociali verranno al pettine. Una parte importante delle famiglie italiane è costretta a chiedere prestiti o ad intaccare i risparmi per arrivare alla fine del mese e per far fronte alle necessità impellenti. Il protrarsi della crisi mette in discussione un modello che si era basato sulle risorse risparmiate dalle precedenti generazioni. Gli esempi dei nonni e dei padri che finanziano con una parte delle loro pensioni figli in cassa integrazione e nipoti con lavori precari è sotto gli occhi di tutti. adesso anche questa rete di welfare familiare non regge più. Per questo occorre imprimere una svolta alla situazione scommettendo sulla crescita del paese. Per raggiungere questo obiettivo una leva fondamentale è costituita dall’innalzamento del potere d’acquisto delle famiglie che si ottiene attraverso un incremento di retribuzioni e pensioni che copra l’inflazione e distribuisca risorse aggiuntive che derivano dalla crescita della produttività.
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Crisi: peggiora la vita degli italiani, le responsabilità del centrodestra
Quello che colpisce dei dati dell`Istat è il peggioramento della qualità della vita degli italiani. Aumenta la povertà che coinvolge oltre l`11% delle famiglie e aumenta il lavoro nero che rappresenta il 12% del totale. Sbaglieremmo a pensare che questi dati siano il frutto di una situazione recente. Questo non è assolutamente vero, nonostante le dichiarazioni di Berlusconi che attribuisce al suo governo addirittura l`aumento dell`occupazione. In realtà l`Istat ci dice che la disoccupazione giovanile è aumentata anno dopo anno dal 2008, raggiungendo la quota del 30% nel 2011 per poi compiere un ulteriore balzo lo scorso anno. I cattivi risultati arrivano dunque da lontano e portano in primo luogo la responsabilità del centro destra: occorre cambiare rotta, collegando alla politica del rigore una scelta a sostegno dello sviluppo e dell`equità sociale.
Crisi: servono politiche che diano vigore a consumi
Secondo Confesercenti il 41% degli italiani non arriva a fine del mese. Se questo sondaggio dovesse trovare riscontro nella realtà si tratterebbe di un dato altamente drammatico. Se non si dà una scossa positiva all`economia e lavoro avremo di fronte a noi un lungo periodo di recessione. Questo conferma la necessità di un cambio di rotta nelle politiche che riguardano il nostro Paese e l`Europa. Ormai, anche gli alfieri del liberismo, hanno riconosciuto di aver favorito politiche che hanno portato a eccessi di austerità e quindi prodotto danni. Convinciamoci, dunque, che, accanto al rigore sui conti, per uscire da questa situazione occorre far riprendere vigore ai consumi. La politica s`impegni a migliorare il potere d`acquisto di pensioni e retribuzioni. Si pongano le base per il superamento del tetto all`indicizzazione delle pensioni, si favorisca il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e si utilizzino le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività.





