Ancora pessimi risultati per l’Italia sui temi economici e sociali: la commissione europea ci consegna una fotografia che vede il nostro pese al primo posto per l’andamento negativo della produttività, per la crescita accelerata del tasso di disoccupazione e per il numero di famiglie in difficoltà. La situazione, come hanno ricordato le parti sociali nel confronto con Bersani, è arrivata vicina al collasso e rischia di essere socialmente ingovernabile nei prossimi mesi. Sono urgenti provvedimenti di sostegno all’economia reale, come il pagamento dei debiti della Pa verso le imprese e lo sblocco del patto di stabilità dei comuni per gli investimenti. Così come è necessario supportare l’occupazione e i redditi delle famiglie. Temi come quelli di un piano straordinario per l’occupazione dei giovani, del finanziamento della cassa integrazione in deroga per coprire tutto il 2013 e della soluzione del problema delle centinaia di migliaia di lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma Monti-Fornero, debbono essere una priorità per un’agenda di governo che abbia lo scopo di risolvere le questioni sociali più urgenti.
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Governo: programma essenziale contro disoccupazione
I dati Eurostat di oggi fanno registrare per l’Italia un pessimo risultato in Europa per quanto riguarda la crescita della disoccupazione: oltre 2 punti percentuali in un solo anno. Se dovesse perdurare questa situazione di incertezza politica tutti i dati economici e sociali tenderebbero all’ulteriore peggioramento: una prospettiva inquietante. Sarebbe necessario dare una scossa all’economia, con poche e mirate misure, e pronunciare un no netto e inequivocabile alla sola politica di austerità.
Per far riprendere l’economia sarebbe fondamentale sbloccare il Patto di stabilità per gli investimenti locali e le infrastrutture, e pagare gradualmente i debiti della p.a. nei confronti delle imprese. Un programma essenziale di questa natura potrebbe essere realizzato se sui tatticismi politici prevalesse il bene del Paese.
Istat: dati allucinanti, serve governo per rispondere ad emergenza sociale
I dati sulla crisi economica, sociale ed occupazionale sono allucinanti. È come trovarsi in caduta libera in un pozzo senza fondo. Una politica responsabile ha il dovere di dare risposte urgenti a questa situazione. Un governo di responsabilità, che operi anche a termine, su pochi punti precisi di contenuto istituzionale ed economico si può fare e non deve significare assolutamente un governissimo. La nostra incompatibilità con il Pdl è oggettiva. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare su due punti: il primo, è relativo all’abbassamento del cuneo fiscale nel caso di assunzioni a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità. Occorre una dote di vantaggio per l’impresa e per il lavoratore. Secondo, intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse. Un circuito perverso. A queste persone va data una risposta di emergenza anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata
Governo: tatticismo di Grillo pericoloso per il paese
Le posizioni pregiudiziali di Grillo non si conciliano con le sue dichiarazioni di attenzione ai contenuti. Come Partito democratico noi vogliamo invece rimanere a contatto con i problemi reali e non cadere nel semplice tatticismo politico: la situazione economica e sociale, infatti, entra in una fase di nuova e grande instabilità che va governata. Le nostre proposte si misureranno con i bisogni e le emergenze del paese. Tra le priorità esiste quella della disoccupazione giovanile: vogliamo sapere chi non condivide l’idea di abbassare alle imprese il costo del lavoro per favorire nuove assunzioni. Un secondo tema è quello che riguarda le centinaia di migliaia di persone rimaste senza reddito: non si tratta soltanto di coloro che sono stati penalizzati dalla riforma delle pensioni voluta da Monti ma anche di quei lavoratori che nei prossimi mesi non avranno più tutele sociali e di quei piccoli commercianti, artigiani e imprenditori costretti a chiudere le loro attività. Tutelare queste persone dovrebbe essere per tutti un imperativo.
IL LAVORO CHE CAMBIA: #disoccupazione
I dati Istat confermano un trend negativo per l’occupazione. Il prolungarsi della crisi impone al prossimo governo un cambio di passo: basta con le politiche di solo rigore, occorre puntare alla crescita e all’equità sociale. La riforma del mercato del lavoro va corretta: occorre ridurre il numero dei contratti precari e puntare al contratto di apprendistato per il primo impiego dei giovani. Dobbiamo proseguire sulla strada già intrapresa al tempo del governo Prodi, cioè far costare meno il lavoro stabile attraverso incentivi all’impresa ed una diminuzione strutturale del costo del lavoro. Infine, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali dobbiamo adeguarli alla attuale situazione di recessione dell’economia e di aumento della disoccupazione.
IL LAVORO CHE CAMBIA: #giovani&lavoro
Il mondo del lavoro ha subito in questi ultimi anni una profonda metamorfosi.
Tra le categorie più deboli i giovani, il cui tasso di disoccupazione è in allarmante aumento.
Ecco la situazione attuale e cosa si puo’ fare per migliorarla.
Lavoro: risolvere problema esodati
Sono convinto che le riforme del governo Monti sulle pensioni e sul mercato del lavoro debbano essere corrette; tra le priorità del nuovo governo c’è sicuramente il problema della salvaguardia dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale e lo sblocco dell’indicizzazione delle pensioni.
Secondo una ricerca della Cgil la riforma del mercato lavoro del ministro Fornero ha peggiorato la situazione. Cresce il numero dei contratti a termine non rinnovati e diminuisce quello delle stabilizzazioni. Per quanto riguarda l’occupazione vanno semplificate le tipologie flessibili di ingresso al lavoro e le relative procedure burocratiche. Infine, l’emergenza occupazione impone di trovare immediatamente le risorse per finanziare la cassa integrazione in deroga per il 2012 e il 2013, come richiesto dalle regioni e dai sindacati. Senza una scelta che privilegi il sostegno alla crescita e non le politiche di rigore esclusivo, il Paese non potrà uscire dall’attuale situazione di recessione dell’economia. Un piano straordinario per l’occupazione giovanile che si caratterizzi per una diminuzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, può essere la soluzione necessaria in questa situazione per sostenere, contemporaneamente, la competitività delle imprese e l’aumento dell’occupazione giovanile.





