I dati Eurostat di oggi fanno registrare per l’Italia un pessimo risultato in Europa per quanto riguarda la crescita della disoccupazione: oltre 2 punti percentuali in un solo anno. Se dovesse perdurare questa situazione di incertezza politica tutti i dati economici e sociali tenderebbero all’ulteriore peggioramento: una prospettiva inquietante. Sarebbe necessario dare una scossa all’economia, con poche e mirate misure, e pronunciare un no netto e inequivocabile alla sola politica di austerità.
Per far riprendere l’economia sarebbe fondamentale sbloccare il Patto di stabilità per gli investimenti locali e le infrastrutture, e pagare gradualmente i debiti della p.a. nei confronti delle imprese. Un programma essenziale di questa natura potrebbe essere realizzato se sui tatticismi politici prevalesse il bene del Paese.
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Mettiamo al centro le nuove generazioni
Ho sottoscritto l’appello Youth Guarantee, un progetto Europe interessante al quale l’Italia non può sottrarsi. Quand’ero Ministro del lavoro ho sempre parlato di politiche attive e Formazione professionale, ai quali credo ancora fortemente. Bisogna recuperare l’obiettivo di piena e buona occupazione e mettere al centro le nuove generazioni, se vogliamo che il lavoro e lo sviluppo siano nel futuro i motori del nostro Paese.
Crisi: dati Eurispes preoccupanti, anche welfare familiare non regge più
L’impoverimento degli italiani, come denunciato dal rapporto Eurispes, mette in luce che nel 2013 molti nodi sociali verranno al pettine. Una parte importante delle famiglie italiane è costretta a chiedere prestiti o ad intaccare i risparmi per arrivare alla fine del mese e per far fronte alle necessità impellenti. Il protrarsi della crisi mette in discussione un modello che si era basato sulle risorse risparmiate dalle precedenti generazioni. Gli esempi dei nonni e dei padri che finanziano con una parte delle loro pensioni figli in cassa integrazione e nipoti con lavori precari è sotto gli occhi di tutti. adesso anche questa rete di welfare familiare non regge più. Per questo occorre imprimere una svolta alla situazione scommettendo sulla crescita del paese. Per raggiungere questo obiettivo una leva fondamentale è costituita dall’innalzamento del potere d’acquisto delle famiglie che si ottiene attraverso un incremento di retribuzioni e pensioni che copra l’inflazione e distribuisca risorse aggiuntive che derivano dalla crescita della produttività.
Crisi: bene Squinzi su patto sociale, serve dialogo con sindacati
Le affermazioni di oggi del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sono importanti perché indicano una strada per far uscire il Paese dalla crisi. C’e’ un punto, in particolare, che ci trova profondamente d’accordo: quello di assumere il tema della crescita come essenziale. Senza una risposta a questo interrogativo non esiste soluzione ai problemi occupazionali.
E’ positivo, inoltre, che il presidente di Confindustria sottolinei che esiste un importante punto di contatto con le recente analisi della Cgil: il rapporto che intercorre tra rigore e crescita. Se l’obiettivo di Squinzi e’ quello di riportare al centro dell’agenda politica l’industria e il lavoro e di farlo attraverso un dialogo costante con tutti i sindacati, noi siamo d’accordo.
Esistono, se si va in questa direzione, le condizioni per un patto sociale che faccia del compromesso tra le ragioni del lavoro e dell’impresa l’elemento cardine per una politica di sviluppo che batta le ragioni del rigore a senso unico.
Esodati: Monti non sminuisca, da errori tecnici un vero disastro sociale
Il governo Monti ha commesso un grave errore sul tema delle pensioni, come ha riconosciuto a suo tempo lo stesso ministro Fornero. Noi avevamo avvertito l’esecutivo dei tecnici, già a dicembre del 2011, ma siamo rimasti inascoltati: in nessun paese dell’occidente una riforma delle pensioni è stata fatta senza un principio di gradualità, come invece è stato imposto all’Italia abolendo in un solo colpo le pensioni di anzianità. La nostra battaglia parlamentare, durata un anno, ha tuttavia consentito, con ben tre successive modifiche, di salvaguardare 130 mila lavoratori risolvendo parzialmente il problema. Alla fine, abbiamo costituito un fondo, alimentato da 100 milioni di euro e dai risparmi che si realizzeranno rispetto ai 10 miliardi di euro stanziati per il totale dei salvaguardati. Questo fondo dovrà essere rifinanziato anno per anno per affrontare e risolvere il problema di chi è rimasto senza reddito perché ha perso il lavoro e rimarrà per molti anni in attesa della pensione: un vero disastro sociale. Questo problema non può essere sminuito e dovrà essere risolto dal prossimo governo.
Crisi: peggiora la vita degli italiani, le responsabilità del centrodestra
Quello che colpisce dei dati dell`Istat è il peggioramento della qualità della vita degli italiani. Aumenta la povertà che coinvolge oltre l`11% delle famiglie e aumenta il lavoro nero che rappresenta il 12% del totale. Sbaglieremmo a pensare che questi dati siano il frutto di una situazione recente. Questo non è assolutamente vero, nonostante le dichiarazioni di Berlusconi che attribuisce al suo governo addirittura l`aumento dell`occupazione. In realtà l`Istat ci dice che la disoccupazione giovanile è aumentata anno dopo anno dal 2008, raggiungendo la quota del 30% nel 2011 per poi compiere un ulteriore balzo lo scorso anno. I cattivi risultati arrivano dunque da lontano e portano in primo luogo la responsabilità del centro destra: occorre cambiare rotta, collegando alla politica del rigore una scelta a sostegno dello sviluppo e dell`equità sociale.
Fiat: azienda spieghi strategia e convochi parti sociali
Se si vuole rasserenare il clima, dopo la decisone della Fiat di mettere a cassa integrazione per due anni i lavoratori di Melfi, l’unica strada è quella che l’azienda convochi rapidamente le organizzazione sindacali per illustrare i tempi del processo di ristrutturazione, i nuovi prodotti assegnati allo stabilimento, l’occupazione finale ed i riflessi sul tessuto occupazionale dell’indotto produttivo. è questo il modo più semplice per mantenere normali relazioni tra le parti sociali. Si pone, comunque, un problema: quello di conoscere la strategia complessiva dell’azienda in Italia, che non risulta ancora chiara, perché vogliamo mantenere nel nostro paese un livello di produzione di automobili che sia competitivo in un mercato, come quello europeo, che registra un nuovo e preoccupante calo di vendite. senza adeguate iniziative di politica industriale, l’Italia non potrà difendere il suo ricco e complesso tessuto manifatturiero che la pone al secondo posto in Europa dopo la Germania.





