Quando si parla di salario minimo bisogna riferirsi a quei milioni di lavoratori che non sono tutelati da un contratto nazionale: penso ai lavoratori a progetto per i quali ci siamo battuti, già nel corso del confronto sulla riforma del mercato del lavoro, riuscendo ad introdurre il principio di un’equa retribuzione riferita ai contratti nazionali. E’ questa la giusta direzione, quella che sa distinguere una prescrizione legislativa dall’autonoma contrattazione sindacale che ha sempre saputo definire i livelli salariali dei lavoratori.
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Salario minimo: prima correggere riforma Fornero
La proposta del presidente dell’Eurogruppo di introdurre in tutti i Paesi europei un salario minimo dovrebbe rientrare tra le priorità di un governo a guida progressista, ma prima è necessario rivedere le riforme Fornero. L’Europa si rende conto da sola che l’eccesso di politiche rigoriste e monetariste hanno portato all’ingiustizia sociale e ha capito che serve una marcia indietro mi auguro che questa proposta possa far parte del programma di governo dei riformisti, ma per farlo bisogna correggere le riforme Fornero delle pensioni e del mercato del lavoro. Junker pone un problema essenziale che è quello della perdita progressiva del potere d’acquisto delle categorie più deboli. Da noi il blocco dei contratti della pubblica amministrazione o il blocco delle indicizzazioni sono scelte pubbliche che hanno finito per impoverire i lavoratori e i pensionati.
Non so se la risposta sia quella di creare un salario minimo, ma di certo vanno stabiliti degli standard minimi per chi non è tutelato da un contratto nazionale. Non sono contrario al salario minimo per chi non è tutelato da un contratto nazionale di riferimento ma allo stesso tempo bisogna lavorare per indicizzare le pensioni sbloccando l’attuale tetto.





