Governo: appoggio a Monti? Ci è costato?

L’appoggio al governo Monti? Ci è costato. E’ vero che ci ha salvato dal baratro e ci ha impedito di sprofondare come è accaduto ad altri Paesi ma siamo andati oltre il rigore necessario. Io sono stato un grande critico della riforma delle pensioni e del lavoro. Ci sono stati errori evidenti e forse dovevamo dire a gran voce che noi del rigore siamo stufi, perché non può essere una soluzione per il Paese.


Crisi: calo produzione industriale? Necessario abbandonare ricette di solo rigore

Ancora dati negativi sulla produzione industriale e sulla cassa integrazione che confermano l’esigenza che il nuovo governo affronti, da subito, i temi più urgenti. Le risorse per la Cig in deroga vanno sbloccate, così come deve essere affrontato il tema dei lavoratori rimasti senza reddito a causa della riforma Fornero. una priorità per il Pd che si è battuto in parlamento riuscendo a salvaguardare 130 mila lavoratori. la battaglia deve adesso continuare. Infine, l’emergenza occupazione, soprattutto quella giovanile, sottolinea l’esigenza di un piano di intervento straordinario che incentivi le imprese alle assunzioni a tempo indeterminato, attraverso uno sconto fiscale o contributivo che renda il lavoro stabile maggiormente vantaggioso. E’ necessario abbandonare le ricette di solo rigore.


Crisi: bene Squinzi su patto sociale, serve dialogo con sindacati

squinziLe affermazioni di oggi del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sono importanti perché indicano una strada per far uscire il Paese dalla crisi. C’e’ un punto, in particolare, che ci trova profondamente d’accordo: quello di assumere il tema della crescita come essenziale. Senza una risposta a questo interrogativo non esiste soluzione ai problemi occupazionali. 
E’ positivo, inoltre, che il presidente di Confindustria sottolinei che esiste un importante punto di contatto con le recente analisi della Cgil: il rapporto che intercorre tra rigore e crescita. Se l’obiettivo di Squinzi e’ quello di riportare al centro dell’agenda politica l’industria e il lavoro e di farlo attraverso un dialogo costante con tutti i sindacati, noi siamo d’accordo.
Esistono, se si va in questa direzione, le condizioni per un patto sociale che faccia del compromesso tra le ragioni del lavoro e dell’impresa l’elemento cardine per una politica di sviluppo che batta le ragioni del rigore a senso unico.


Salario minimo: prima correggere riforma Fornero

crisiLa proposta del presidente dell’Eurogruppo di introdurre in tutti i Paesi europei un salario minimo dovrebbe rientrare tra le priorità di un governo a guida progressista, ma prima è necessario rivedere le riforme Fornero. L’Europa si rende conto da sola che l’eccesso di politiche rigoriste e monetariste hanno portato all’ingiustizia sociale e ha capito che serve una marcia indietro mi auguro che questa proposta possa far parte del programma di governo dei riformisti, ma per farlo bisogna correggere le riforme Fornero delle pensioni e del mercato del lavoro. Junker pone un problema essenziale che è quello della perdita progressiva del potere d’acquisto delle categorie più deboli. Da noi il blocco dei contratti della pubblica amministrazione o il blocco delle indicizzazioni sono scelte pubbliche che hanno finito per impoverire i lavoratori e i pensionati.
Non so se la risposta sia quella di creare un salario minimo, ma di certo vanno stabiliti degli standard minimi per chi non è tutelato da un contratto nazionale. Non sono contrario al salario minimo per chi non è tutelato da un contratto nazionale di riferimento ma allo stesso tempo bisogna lavorare per indicizzare le pensioni sbloccando l’attuale tetto.


Lavoro: dati disoccupazione fanno tremare vene, stop a politiche solo rigore

Lavoro_Giovani_CodaR400I dati sulla disoccupazione presentati oggi dall’Istat fanno tremare le vene dei polsi e dimostrano, ancora una volta, l’incapacità delle sole politiche del rigore di rilanciare l’economia. Serve una nuova politica industriale, che sappia far crescere il paese nel segno dello sviluppo di qualità e dell’equità sociale, e interventi per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e ridare fiato ai consumi.
Questo è il punto centrale dell’Agenda Bersani con cui il Pd si candida a governare il paese.  E’ necessario abbandonare la sola politica del rigore che ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.


Crisi: da Inps dati allarmanti, abbandonare politiche rigoriste per scongiurare recessione

inpsCome avevamo previsto, il consuntivo 2012 delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps si attesta sul miliardo e cento milioni di ore. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Sono numeri allarmanti che corrispondono ad oltre cinquecento mila lavoratori a zero ore per un anno intero e dimostrano il permanere di una crisi economica che produrrà nel 2013 enormi problemi di carattere sociale. Per questo, si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica l’agenda Bersani, verso un deciso sostegno alla crescita e allo stato sociale. I punti essenziali di un programma riformista debbono essere: politica industriale, ammortizzatori sociali adeguati alla crisi, soluzione del problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale del ministro Fornero, adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita ed incentivi per l’occupazione dei giovani e contro la precarietà. Senza questi contenuti la sola politica del rigore ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.


Pensioni: via blocco indicizzazione, aggrava crisi

pensioniA seguito della riforma Fornero, anche per il 2013 rimane il blocco dell’indicizzazione delle pensioni di importo superiore a 3 volte il minimo. Questa situazione ha un forte impatto negativo sul potere d’acquisto delle pensioni medio-basse e crea in aggiunta un effetto di calo dei consumi. Significa che oltre 6 milioni di pensionati resteranno esclusi da qualsiasi rivalutazione dell’assegno pensionistico mentre l’inflazione si farà sentire.
E’ un altro errore che andrebbe corretto già a partire dall’anno in corso, ripristinando l’indicizzazione anche per importi pensionistici superiori. Si tratta di una modifica indispensabile per riportare il Paese sulla giusta strada, cioè quella che accanto al rigore si prefigga di perseguire la crescita e l’equità sociale.