Si moltiplicano le voci del FMI e dell’Europa che cominciano a mettere in discussione gli eccessi delle politiche rigoriste. Si stanno tutti accorgendo che il tema della rivalutazione dell’economia reale e del ridimensionamento del ruolo dei mercati finanziari e della speculazione, rappresenta la chiave di volta per imboccare finalmente la strada che porta ad un maggiore sviluppo ed equità sociale.
In questa ottica si inseriscono le dichiarazione di Juncker, presidente dell’Eurogruppo, che ha affrontato due temi fondamentali per la costruzione di una Europa più giusta ed unita sotto il punto di vista sociale: quello del salario minimo e quello della redistribuzione della ricchezza, in un periodo di crisi, a vantaggio dei più deboli. Il fatto che Junker dichiari che i ricchi debbano contribuire di più, può apparire scontato, ma in realtà rappresenta una presa di coscienza sempre più diffusa circa l’esigenza di una più equa distribuzione dei sacrifici.
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Salario minimo: prima correggere riforma Fornero
La proposta del presidente dell’Eurogruppo di introdurre in tutti i Paesi europei un salario minimo dovrebbe rientrare tra le priorità di un governo a guida progressista, ma prima è necessario rivedere le riforme Fornero. L’Europa si rende conto da sola che l’eccesso di politiche rigoriste e monetariste hanno portato all’ingiustizia sociale e ha capito che serve una marcia indietro mi auguro che questa proposta possa far parte del programma di governo dei riformisti, ma per farlo bisogna correggere le riforme Fornero delle pensioni e del mercato del lavoro. Junker pone un problema essenziale che è quello della perdita progressiva del potere d’acquisto delle categorie più deboli. Da noi il blocco dei contratti della pubblica amministrazione o il blocco delle indicizzazioni sono scelte pubbliche che hanno finito per impoverire i lavoratori e i pensionati.
Non so se la risposta sia quella di creare un salario minimo, ma di certo vanno stabiliti degli standard minimi per chi non è tutelato da un contratto nazionale. Non sono contrario al salario minimo per chi non è tutelato da un contratto nazionale di riferimento ma allo stesso tempo bisogna lavorare per indicizzare le pensioni sbloccando l’attuale tetto.





