Secondo i dati della Bce la disoccupazione dell’area euro è arrivata al 12% e ci sono 12 milioni di persone senza lavoro. Per Draghi è alto il rischio che una somma di fenomeni negativi, a partire dal calo della domanda interna, possano rinviare i timidi elementi di ripresa previsti per la fine di quest’anno. Fino a quando potremo resistere di fronte a questi continui bollettini di guerra? E’ evidente che le ragioni dell’economia reale, cioè dell’impresa e del lavoro, non possono più aspettare. Vanno presi singoli provvedimenti, anche limitati, che diano una risposta concreta alle crescenti preoccupazioni dei cittadini. Ad esempio, insistiamo sul fatto che finché dura l’attuale situazione di crisi, vengano mantenute le tutele sociali precedenti la riforma Fornero. Prendiamo il coraggio a due mani. Se c’è un rinvio della ripresa, rinviamo anche l’introduzione della nuova assicurazione sociali per l’impiego (Aspi) che diminuisce in modo significativo le tutele precedenti e ripromettiamoci di rivedere gli ammortizzatori sociali soltanto quando il paese sarà in situazione di sviluppo. Questa sarebbe una scelta di grande saggezza.
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Scegliere sviluppo ed equità sociale deve essere la nostra bandiera
Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari Olli Rehn ieri ha dato uno “schiaffo” all’Italia: “alcuni paesi hanno esagerato con l’aumento delle tasse per risanare i conti pubblici”, ha detto. Io aggiungerei che si è anche esagerato con il taglio dello stato sociale. Finalmente anche l’Europa si accorge che bisogna abbandonare la strada della sola austerità. Scegliere sviluppo ed equità sociale deve essere la nostra bandiera.
Crisi: bene Squinzi su patto sociale, serve dialogo con sindacati
Le affermazioni di oggi del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sono importanti perché indicano una strada per far uscire il Paese dalla crisi. C’e’ un punto, in particolare, che ci trova profondamente d’accordo: quello di assumere il tema della crescita come essenziale. Senza una risposta a questo interrogativo non esiste soluzione ai problemi occupazionali.
E’ positivo, inoltre, che il presidente di Confindustria sottolinei che esiste un importante punto di contatto con le recente analisi della Cgil: il rapporto che intercorre tra rigore e crescita. Se l’obiettivo di Squinzi e’ quello di riportare al centro dell’agenda politica l’industria e il lavoro e di farlo attraverso un dialogo costante con tutti i sindacati, noi siamo d’accordo.
Esistono, se si va in questa direzione, le condizioni per un patto sociale che faccia del compromesso tra le ragioni del lavoro e dell’impresa l’elemento cardine per una politica di sviluppo che batta le ragioni del rigore a senso unico.
Elezioni: e se invece dei sindacati abolissimo Grillo?
Se, anziché abolire i sindacati, abolissimo Grillo? Questa è l’unica risposta possibile e provocatoria alle proposte demenziali del leader del M5S. Con la demagogia e il populismo non si va da nessuna parte e non si creano le condizioni per far uscire l’Italia dalla crisi che sta attraversando. E’ compito del Partito democratico riportare i contenuti della politica a proposte serie di riforma, a partire dal ripristino della concertazione con le parti sociali, strumento con il quale si può realizzare un patto sociale per lo sviluppo.
Una concertazione pragmatica, per obiettivi, capace di correggere le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro e di dare impulso ad una politica industriale di sostegno all’innovazione dei settori produttivi strategici. Per raggiungere questi obiettivi, il ruolo dei sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa è come sempre decisivo.
UE: Juncker dimostra che serve equa distribuzione sacrifici
Si moltiplicano le voci del FMI e dell’Europa che cominciano a mettere in discussione gli eccessi delle politiche rigoriste. Si stanno tutti accorgendo che il tema della rivalutazione dell’economia reale e del ridimensionamento del ruolo dei mercati finanziari e della speculazione, rappresenta la chiave di volta per imboccare finalmente la strada che porta ad un maggiore sviluppo ed equità sociale.
In questa ottica si inseriscono le dichiarazione di Juncker, presidente dell’Eurogruppo, che ha affrontato due temi fondamentali per la costruzione di una Europa più giusta ed unita sotto il punto di vista sociale: quello del salario minimo e quello della redistribuzione della ricchezza, in un periodo di crisi, a vantaggio dei più deboli. Il fatto che Junker dichiari che i ricchi debbano contribuire di più, può apparire scontato, ma in realtà rappresenta una presa di coscienza sempre più diffusa circa l’esigenza di una più equa distribuzione dei sacrifici.
Lavoro: dati disoccupazione fanno tremare vene, stop a politiche solo rigore
I dati sulla disoccupazione presentati oggi dall’Istat fanno tremare le vene dei polsi e dimostrano, ancora una volta, l’incapacità delle sole politiche del rigore di rilanciare l’economia. Serve una nuova politica industriale, che sappia far crescere il paese nel segno dello sviluppo di qualità e dell’equità sociale, e interventi per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e ridare fiato ai consumi.
Questo è il punto centrale dell’Agenda Bersani con cui il Pd si candida a governare il paese. E’ necessario abbandonare la sola politica del rigore che ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.
La passione per osare, l’esperienza per riuscirci
La passione per osare, l’esperienza per riuscirci.
E’ sulla base di questi due punti di forza – la passione e l’esperienza – che ho deciso di presentare la mia candidatura alle primarie di Torino per la scelta dei parlamentari del Partito Democratico. Dopo due anni da ministro del Lavoro e quasi cinque da capogruppo Pd alla Commissione lavoro della Camera, chiedo che mi sia rinnovata la fiducia per portare a compimento quei progetti – dalla lotta alla precarietà a una più equa e moderna disciplina delle pensioni, da nuove regole sulla rappresentanza e la rappresentatività sindacale a iniziative a sostegno dell’occupazione, soprattutto dei giovani e delle donne – che sono ancora in cammino.
Abbiamo alle spalle anni difficili e difficili saranno anche gli anni a venire. Dopo i disastri di Berlusconi, il governo Monti ha avuto il merito di mettere in sicurezza i conti pubblici e di far riconquistare all’Italia il ruolo e il prestigio perduti in campo internazionale, anche se ha ecceduto nella strada del rigore.
Adesso occorre cambiare rotta, perché i sacrifici che gli italiani sono stati chiamati a sostenere non devono essere vanificati dalla mancanza di concrete prospettive di sviluppo.
Sono necessarie politiche che rompano la spirale recessiva e diano impulso allo sviluppo economico e produttivo e ritrovino la strada dell’equità sociale. Servono scelte che favoriscano la crescita – quantitativa e qualitativa – dell’occupazione; abbiamo bisogno di governanti che, con la loro opera quotidiana, siano in grado di restituire fiducia ai cittadini.
In questi cinque anni sono stato promotore di iniziative – in alcuni casi di vere e proprie battaglie – a difesa dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei cassintegrati.
- Mi sono battuto, in Commissione Lavoro e in Aula, per garantire con proposte e provvedimenti di legge una copertura previdenziale alle decine di migliaia di lavoratori (fra di essi i cosiddetti esodati) che, a causa della riforma Fornero, rischiavano (e in buon numero ancora rischiano) di restare senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione.
- Sono stato promotore di iniziative legislative e parlamentari per sbloccare la situazione degli oltre 70mila vincitori di concorso pubblico, per lo più giovani, che non hanno ottenuto il posto di lavoro, conquistato con merito e fatica, a causa delle politiche restrittive per le assunzioni nella pubblica amministrazione.
- In materia previdenziale, contro le rigidità introdotte dai governi Berlusconi e Monti, ho proposto un disegno di legge per introdurre una scelta flessibile nell’uscita dal lavoro verso la pensione. Sono fautore dellanecessità di un’azione di revisione, nel segno di una maggiore equità, della riforma Fornero.
- Sono promotore di un “Pacchetto giovani” finalizzato alla riduzione della precarietà del lavoro attraverso agevolazioni per la conversione dei rapporti di collaborazione a tempo determinato in contratti di lavoro stabili, alla promozione dell’auto imprenditorialità giovanile (e femminile), alla regolamentazione del tirocinio formativo, dello stage e della pratica professionale (anche mettendo fine alla loro gratuità) e alla costruzione – anche attraverso un’effettiva totalizzazione contributiva – di una futura, dignitosa, rendita pensionistica.
- Sono estensore di uno Statuto dei lavori autonomi avente come punticardinela semplificazione per l’avvio dell’attività, l’agevolazione fiscale per i giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata, la promozione di servizi pubblici di consulenza e la tutela del reddito in situazioni di crisi e di inoccupazione.
- Mi sono battuto (con successo) perché venisse finalmente portata a conclusione la vicenda dell’anticipazione dell’età del pensionamento per i lavoratori impiegati in lavori usuranti.
Iniziative e proposte con un solo obiettivo e un denominatore comune: favorire l’occupazione, difendere e promuovere la dignità e la qualità del lavoro.
E’ da qui che vi chiedo la fiducia per ripartire.
Cesare Damiano





