Morti bianche: la tragedia di Latina chiede segnali chiari

Ancora una volta sono i lavoratori a pagare con la vita il riconoscimento di un diritto garantito dalla costituzione. E’ una tragedia che sembra infinita e contro la quale non si fa mai abbastanza. In particolare oggi, quando la crisi è più forte e per conservare il proprio posto di lavoro si è pronti ad accettare pericolose riduzioni delle tutele. Per questo motivo è necessario che dalla politica vengano dei segnali chiari ed inequivocabili in difesa della sicurezza e della salute sul posto di lavoro.



Domani la carovana farà tappa a Campello sul Clitunno. A due anni dalla strage della Umbria Olii

campelloDomani 25 novembre, esattamente a due anni dal drammatico incidente presso la Umbria Olii S.p.a. in cui persero la vita quattro operai, Campello sul Clitunno (PG) si ferma per ricordare ed insieme per promuovere la cultura della prevenzione e della legalità ed il diritto ad un lavoro sicuro. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e l’Associazione Articolo21, e si terrà alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Campello.

“La giornata – scrivono in una nota i promotori – avrà come protagonisti i giornalisti che hanno parlato dell’accaduto e che intendono evitare che sulla vicenda cali una cortina di silenzio che impedisca di far sentire la voce di chi ha subìto un lutto così terribile. Sono previsti quindi gli interventi di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, dell’onorevole Cesare Damiano, portavoce della carovana per il lavoro sicuro, di Santo Della Volpe, vicepresidente di Libera Informazione e di alcuni giornalisti di varie testate nazionali. Nel corso dell’iniziativa è in scaletta la testimonianza della vedova di Giuseppe Coletti, signora Fiorella Grasselli che già lo scorso anno, durante la prima commemorazione dell’incidente, fu protagonista di una commovente e toccante testimonianza in memoria del marito e dei colleghi scomparsi. Sono infine previsti gli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

 

“Vogliamo che non si cancelli il ricordo di questa strage”, affermano Cesare Damiano e Giuseppe Giulietti. “Che un processo accerti le responsabilità, che si dia una risposta alle angosce dei familiari affinchè questa lunga catena possa essere interrotta, e che siano respinti i tentativi della parte peggiore della politica e della Confindustria quando cercano di affossare le normative sulla sicurezza del governo Prodi”.


Caparezza aderisce alla Carovana per il lavoro sicuro

foto-caparezza-1Voglio pubblicare qui sul mio blog l’intervista che il cantante Caparezza ha rilasciato a Stefano Corradino per il sito di Articolo 21. E’ anche un modo per ringraziarlo di aver aderito alla Carovana per il Lavoro sicuro, della quale, ho scoperto, esiste anche una pagina su Facebook.

Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo Paese, dove quei furbi che fanno le imprese, no, non badano a spese… Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia, in quella bolgia si accoppa chi sgobba; e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda, finché non ingombra la tomba…” Sono i versi di “Vieni a ballare in Puglia”, il brano del noto cantante pugliese Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Una forte denuncia contro il dramma delle morti bianche e lo sfruttamento del lavoro.  Ieri l’ennesima tragedia: in Emilia, esplode un’azienda di gomma: perdono la vita due persone, sei feriti lievi. Poteva essere una strage di proporzioni ben più elevate. In serata una storica sentenza: accusati i sei manager della Thyssen Krupp, imputati per l’incidente nello stabilimento di Torino in cui morirono 7 operai. “Se – afferma Caparezza ad Articolo21 – io fossi il proprietario di uno stabilimento in cui muoiono i miei operai o le persone che abitano vicino alla mia fabbrica non dormirei certo sonni tranquilli”.

“Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica” recita un verso della tua canzone. Molto esplicito…
Sì, ma c’è anche chi ha frainteso quei versi  e non so se lo ha fatto con un secondo fine. In ogni caso è un argomento che mi sta molto a cuore.

Tuo padre è stato un operaio
Sì ma non penso dipenda solo da questo. E’ un tema che mi tocca. Credo che fare l’operaio non sia un’ambizione ma qualcosa da fare per campare. E allora, quando ciò che già di per se è un sacrificio, viene reso un inferno, diventa ancora più paradossale ricordarsi che in Italia c’è un articolo della Costituzione, il primo…

Quando si è cominciato a parlare più nel dettaglio di sicurezza sul lavoro tu avevi già scritto questa canzone
Sì, ma non si tratta di doti di chiaroveggenza… L’ho scritta come la maggior parte di quelle che compongo, documentandomi. Alcune cose sono nell’aria. E le morti bianche hanno radici storiche. Negli anni settanta è stata fatta carne da macello in molte fabbriche italiane e in quasi tutte chi aveva responsabilità è rimasto impunito. In Puglia ci sono due grossi stabilimenti tristemente noti per queste vicende, il petrolchimico e siderurgico di Taranto e di Brindisi. Quello che è successo lì lo so anche grazie alle parole ancora piene di angoscia dei familiari delle vittime. Ma il problema non è solo loro.

E di chi?
Dei tanti che direttamente o indirettamente sono coinvolti. E delle ripercussioni. Sulla salute, ma anche dal punto di vista sociale ed economico. Penso alla provincia di Taranto e alle emissioni di diossina che, tra l ‘altro, hanno distrutto centinanti di capi di bestiame mettendo in ginocchio numerose famiglie di lavoratori. Le persone scuotono la testa, e si chiedono che cosa possono fare. Non si può far finta di niente ma questa sembra l’abitudine e l’indifferenza è forse la cosa che più mi innervosisce.

C’è una sua canzone dal titolo “Fuori dal tunnel” che condanna proprio l’imperturbabilità della gente, dei giovani soprattutto, di fronte a quello che accade loro intorno. Sono passati quattro anni da quando l’hai scritta. E’ cambiato qualcosa?
Ho la fortuna oggi di incontrare molti ragazzi attivi ed impegnati, ad esempio sul piano dell’ambiente. Ma non è, ahimè, lo specchio dell’Italia. La verità è che noi confondiamo il concetto di “ben-essere” con quello di “ben-apparire”. Sono due cose piuttosto diverse… In ogni caso sono ancora ottimista e mi rincuora vedere molti giovani non hanno perso la speranza e la volontà di mostrare la loro indignazione sulle tragedie del lavoro e su altre forme di ingiustizia. Certo l’informazione non li aiuta.

Per quale motivo?
Forse non fa audience. Certo è che per farsi un’idea di quello che succede intorno a noi bisogna andare al cinema. Se ad esempio vuoi saperne di più delle speculazioni sulle discariche devi vederti il documentario “Biutiful country”. Difficilmente riesci a farti un’idea di quello che succede nel mondo attraverso le emittenti televisive principali. E invece è di queste informazioni che i canali dovrebbero bombardarci piuttosto che con i pareri sui tradimenti tra uomo e donna.

E allora hai scelto di utilizzare la musica come denuncia sociale. L’arte supplisce ai limiti dell’informazione?
Non ho mai pensato di fare musica per divulgare certi temi. Sono temi che io sento vicini. E allora capita spesso che la mia indignazione si trasforma in una canzone. Penso che una canzone, forse più di una notizia, sia “infettante” e possa servire. Entri in un bar o la ascolti in radio. La canzone ti resta in testa ed è contagiosa… E può diventare un veicolo di informazione.

Nel tuo ultimo disco c’è un pezzo che si intitola “Bonobo Power”. Descrivi il Bonobo come una scimmia che vive in comunità estremamente pacifiche in cui tutti hanno pari diritti e dignità, che non sa cosa sia la competizione e condivide le risorse con tutti in maniera equa. Se Provassimo ad affidare ai Bonobo il controllo dell’informazione?
Potrebbe essere un’idea… Ma in fondo no, forse basterebbe essere solo un po’ più critici. Non prendere tutto per oro colato ma andarsi a cercare l’informazione. Scavando nelle notizie. Come ai tempi del fascismo quando l’informazione non circolava. Più si conosce e più cresce la possibilità di restare vigili e svegli.


Morti bianche: cordoglio per le nuove vittime

Ancora morti sul lavoro, una strage che continua e che nelle ultime 24 ore ha mietuto altre quattro vittime. Il nostro cordoglio va alle loro famiglie: ci associamo al dolore immenso che si prova quando si spegne anche una sola vita umana. Al di la delle parole, quello che conta e’ cambiare la realta’ esistente per estendere rapidamente una cultura che guardi alla sicurezza e all’integrita’ delle persone come obiettivo fondamentale dell’impresa e dei lavoratori. Per questo, prosegue l’esponente democratico, le buone leggi esistenti, come il Testo unico sulla salute e la sicurezza, vanno integralmente applicate e rese operative nei territori e nei luoghi di lavoro con il concorso delle parti sociali, delle istituzioni, delle forze della cultura. Continua a leggere


MORTI BIANCHE: A FOSSANO SARANNO RICORDATE LE VITTIME MOLINO CORDERO

La tragedia delle morti bianche continua a essere emergenza anche nel cuneese, che negli ultimi mesi ha pagato un prezzo altissimo nella sicurezza sul lavoro: per la giornata di sabato 18 ottobre il ricordo dell’episodio piu’ grave – l’esplosione al Molino Cordero il 16 luglio 2007, con un bilancio di cinque vittime, operai e manutentori di eta’ compresa tra 38 e 51 anni – diventa una tappa della ‘Carovana per il lavoro sicuro’ promossa insieme a me, dall’associazione Articolo 21, dodici iniziative in altrettante localita’ dove sono avvenute recenti tragedie del lavoro (compresa Torino, per il caso Thyssen). Continua a leggere


Una carovana per il lavoro sicuro

L’On. Antonio Montagnino, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro, aderisce all’iniziativa, “Una carovana per il lavoro sicuro”, che ho promosso insieme ad articolo 21.

“Nonostante i dati positivi INAIL riferiti al 2007, che registrano una diminuzione degli infortuni sul lavoro e soprattutto delle morti bianche, la strage non si ferma. Questo richiede sempre maggiore fermezza da parte delle istituzioni, senso di responsabilità da parte delle aziende e una grande attenzione da parte del mondo della comunicazione e dell’informazione.”  Continua a leggere