Caparezza aderisce alla Carovana per il lavoro sicuro

foto-caparezza-1Voglio pubblicare qui sul mio blog l’intervista che il cantante Caparezza ha rilasciato a Stefano Corradino per il sito di Articolo 21. E’ anche un modo per ringraziarlo di aver aderito alla Carovana per il Lavoro sicuro, della quale, ho scoperto, esiste anche una pagina su Facebook.

Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo Paese, dove quei furbi che fanno le imprese, no, non badano a spese… Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia, in quella bolgia si accoppa chi sgobba; e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda, finché non ingombra la tomba…” Sono i versi di “Vieni a ballare in Puglia”, il brano del noto cantante pugliese Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Una forte denuncia contro il dramma delle morti bianche e lo sfruttamento del lavoro.  Ieri l’ennesima tragedia: in Emilia, esplode un’azienda di gomma: perdono la vita due persone, sei feriti lievi. Poteva essere una strage di proporzioni ben più elevate. In serata una storica sentenza: accusati i sei manager della Thyssen Krupp, imputati per l’incidente nello stabilimento di Torino in cui morirono 7 operai. “Se – afferma Caparezza ad Articolo21 – io fossi il proprietario di uno stabilimento in cui muoiono i miei operai o le persone che abitano vicino alla mia fabbrica non dormirei certo sonni tranquilli”.

“Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica” recita un verso della tua canzone. Molto esplicito…
Sì, ma c’è anche chi ha frainteso quei versi  e non so se lo ha fatto con un secondo fine. In ogni caso è un argomento che mi sta molto a cuore.

Tuo padre è stato un operaio
Sì ma non penso dipenda solo da questo. E’ un tema che mi tocca. Credo che fare l’operaio non sia un’ambizione ma qualcosa da fare per campare. E allora, quando ciò che già di per se è un sacrificio, viene reso un inferno, diventa ancora più paradossale ricordarsi che in Italia c’è un articolo della Costituzione, il primo…

Quando si è cominciato a parlare più nel dettaglio di sicurezza sul lavoro tu avevi già scritto questa canzone
Sì, ma non si tratta di doti di chiaroveggenza… L’ho scritta come la maggior parte di quelle che compongo, documentandomi. Alcune cose sono nell’aria. E le morti bianche hanno radici storiche. Negli anni settanta è stata fatta carne da macello in molte fabbriche italiane e in quasi tutte chi aveva responsabilità è rimasto impunito. In Puglia ci sono due grossi stabilimenti tristemente noti per queste vicende, il petrolchimico e siderurgico di Taranto e di Brindisi. Quello che è successo lì lo so anche grazie alle parole ancora piene di angoscia dei familiari delle vittime. Ma il problema non è solo loro.

E di chi?
Dei tanti che direttamente o indirettamente sono coinvolti. E delle ripercussioni. Sulla salute, ma anche dal punto di vista sociale ed economico. Penso alla provincia di Taranto e alle emissioni di diossina che, tra l ‘altro, hanno distrutto centinanti di capi di bestiame mettendo in ginocchio numerose famiglie di lavoratori. Le persone scuotono la testa, e si chiedono che cosa possono fare. Non si può far finta di niente ma questa sembra l’abitudine e l’indifferenza è forse la cosa che più mi innervosisce.

C’è una sua canzone dal titolo “Fuori dal tunnel” che condanna proprio l’imperturbabilità della gente, dei giovani soprattutto, di fronte a quello che accade loro intorno. Sono passati quattro anni da quando l’hai scritta. E’ cambiato qualcosa?
Ho la fortuna oggi di incontrare molti ragazzi attivi ed impegnati, ad esempio sul piano dell’ambiente. Ma non è, ahimè, lo specchio dell’Italia. La verità è che noi confondiamo il concetto di “ben-essere” con quello di “ben-apparire”. Sono due cose piuttosto diverse… In ogni caso sono ancora ottimista e mi rincuora vedere molti giovani non hanno perso la speranza e la volontà di mostrare la loro indignazione sulle tragedie del lavoro e su altre forme di ingiustizia. Certo l’informazione non li aiuta.

Per quale motivo?
Forse non fa audience. Certo è che per farsi un’idea di quello che succede intorno a noi bisogna andare al cinema. Se ad esempio vuoi saperne di più delle speculazioni sulle discariche devi vederti il documentario “Biutiful country”. Difficilmente riesci a farti un’idea di quello che succede nel mondo attraverso le emittenti televisive principali. E invece è di queste informazioni che i canali dovrebbero bombardarci piuttosto che con i pareri sui tradimenti tra uomo e donna.

E allora hai scelto di utilizzare la musica come denuncia sociale. L’arte supplisce ai limiti dell’informazione?
Non ho mai pensato di fare musica per divulgare certi temi. Sono temi che io sento vicini. E allora capita spesso che la mia indignazione si trasforma in una canzone. Penso che una canzone, forse più di una notizia, sia “infettante” e possa servire. Entri in un bar o la ascolti in radio. La canzone ti resta in testa ed è contagiosa… E può diventare un veicolo di informazione.

Nel tuo ultimo disco c’è un pezzo che si intitola “Bonobo Power”. Descrivi il Bonobo come una scimmia che vive in comunità estremamente pacifiche in cui tutti hanno pari diritti e dignità, che non sa cosa sia la competizione e condivide le risorse con tutti in maniera equa. Se Provassimo ad affidare ai Bonobo il controllo dell’informazione?
Potrebbe essere un’idea… Ma in fondo no, forse basterebbe essere solo un po’ più critici. Non prendere tutto per oro colato ma andarsi a cercare l’informazione. Scavando nelle notizie. Come ai tempi del fascismo quando l’informazione non circolava. Più si conosce e più cresce la possibilità di restare vigili e svegli.


INCIDENTI LAVORO:BISOGNA INTERVENIRE CONTRO LE IRREGOLARITA’

 

Il due ottobre verra’ ricordato come una delle giornate tragiche del mondo del lavoro: sei persone perdono la loro vita. E’ una tragedia che continua e che impone,oltre al giusto cordoglio nei confronti delle famiglie delle vittime, una azione costante di prevenzione e di repressione di tutti i fenomeni di irregolarita’. Come abbiamo sempre sostenuto non si tratta di impostare azioni straordinarie, propagandistiche, ma di considerare che si muore quotidianamente sul lavoro e che quindi bisogna dare continuita’ ad una iniziativa di puntuale applicazione delle buone leggi esistenti, di coinvolgimento e di attivazione di tutti gli attori sociali, di formazione gia’ a partire dalla scuole e dalle universita’. Serve condurre una lotta intransigente contro il lavoro nero e la precarieta’. Continua a leggere


VENEZIA: PARTE LA CAROVANA PER IL LAVORO DALLA MOSTRA DEL CINEMA

TOLLERANZA ZERO CONTRO INCIDENTI MORTALI

Un’alleanza tra mondo del cinema e mondo del lavoro: parte dalla Mostra del Cinema di Venezia la ‘Carovana per il Lavoro’, promossa Art.21 e dai sindacati.’Chiediamo ‘tolleranza zero’ contro gli incidenti mortali sul lavoro. La tolleranza zero non va usata soltanto per i furti in villa: non siamo qui per celebrare dei funerali, ma per impedire che ne ne siano altri: la Carovana parte da Venezia per le ferite subite a Marghera’. Continua a leggere


Nuova adesione “Una carovana per il lavoro sicuro”

Cinema &/è Lavoro – Festival Cinematografico dell’Umbria (Terni, 14-18 ottobre 2008) aderisce con entusiasmo alla carovana per il lavoro sicuro promossa da Articolo 21.
L’adesione da parte di una manifestazione dedicata al lavoro, cui da sempre, nell’ambito del suo programma, è sembrato imprescindibile riservare uno spazio per offrire, con le modalità proprie di un festival cinematografico, occasioni di conoscenza e di riflessione sulla sicurezza e sulle morti bianche, non può essere che forte e convinta.
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Una carovana per il lavoro sicuro

L’On. Antonio Montagnino, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro, aderisce all’iniziativa, “Una carovana per il lavoro sicuro”, che ho promosso insieme ad articolo 21.

“Nonostante i dati positivi INAIL riferiti al 2007, che registrano una diminuzione degli infortuni sul lavoro e soprattutto delle morti bianche, la strage non si ferma. Questo richiede sempre maggiore fermezza da parte delle istituzioni, senso di responsabilità da parte delle aziende e una grande attenzione da parte del mondo della comunicazione e dell’informazione.”  Continua a leggere


Mariella Nava, Davide “Boosta” (Subsonica) e Ottavia Piccolo parleranno e canteranno la sicurezza sul lavoro

Nuove adesioni di esponenti di spicco del  mondo dello spettacolo e della cultura.

“Teatro, cinema, musica devono fare la loro parte – afferma l’attrice Ottavia Piccolo. “Per questa ragione sarò a Venezia nel corso della presentazione dei due film sul lavoro. Perché un Paese che non si occupa di una tragedia giornaliera come questa è un paese senza sensibilità e senza memoria. Con la mia faccia, e come operatrice di un settore come quello teatrale sarò con Articolo21 a ricordare che l’impegno su un tema cruciale come questo deve diventare un fatto concreto quotidiano e non può essere un mero spot elettorale”. Continua a leggere


SI CONTINUA A MORIRE A DISPETTO DI ROBERTO CASTELLI

A fronte delle inqualificabile parole di Castelli si continua a morire come dimostra purtroppo il drammatico incidente in cui ha perso oggi la vita un giovane lavoratore a Ragusa. Sorprende come mentre tutti i quotidiani parlano di rivoluzione a proposito della manovra finanziaria, nessuno evidenzia come in essa invece si sia perseguita la strada della diminuzione delle tutele nel mercato del lavoro, della salute e sicurezza dei lavoratori. Continua a leggere