Il governo rinuncia per il momento all’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne a 65 anni.Il ritiro dell’emendamento sulle dipendenti statali e’ una buona notizia. Il tentato arrembaggio del ministro Brunetta si e’ infranto contro le diverse opinioni presenti nel governo e con l’opposizione del Partito Democratico. Rossana Boldi della Lega ha invitato a non cercare soluzioni affrettate. Noi chiediamo che l’esecutivo convochi rapidamente un tavolo di concertazione con il sindacato. Per affrontare un tema cosi’ delicato e’ necessario definire prima un insieme di misure di sostegno al lavoro delle donne: l’attivazione di crediti d’imposta per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici, normativa che l’esecutivo ha cancellato; misure che aiutino la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; il riconoscimento ai fini pensionistici dei periodi di non lavoro dedicati alla cura e alla famiglia; il rafforzamento di una rete di servizi sociali, come gli asili nido, per sostenere i lavoratori e le lavoratrici. Soltanto con la rimozione delle cause della disuguaglianza reale tra uomini e donne nelle carriere e nelle retribuzioni si puo’ accedere ad una progressiva parita’ di pensionamento. Non e’ immaginabile utilizzare le risorse risparmiate per mantenere l’equilibrio del sistema pensionistico.
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Lavoro: il ministro Carfagna diminuisce le tutele alle donne e lede i diritti alla maternità
E’ sorprendente come un ministro delle Pari opportunita’ liquidi in modo cosi’ sbrigativo e superficiale la cancellazione della norma sulle cosiddette ‘dimissioni in bianco’ che aveva lo scopo di tutelare soprattutto le giovani donne.Il ministro Carfagna ha la memoria corta e’ contraddittoria con le sue sesse scelte. Nel novembre del 2006, durante il governo Prodi, aveva firmato con Maria Stella Gelmini e Stefania Prestigiacomo un ordine del giorno presentato ed approvato alla camera insieme ad altre numerose parlamentari di tutti gli schieramenti nel quale aveva richiesto l’introduzione di questa norma. Noi sappiamo che la sua cancellazione e’ stata fortemente voluta dal ministro Sacconi, in nome di un falso principio di semplificazione, mentre in realta’ continua ossessivamente a diminuire le tutele del lavoro.
Ci saremmo aspettati anziche’ una giustificazione una voce autonoma, a difesa del lavoro femminile e del diritto delle giovani donne a procreare e a farsi una famiglia, senza dover subire l’onta di una pratica aberrante: quella della firma, contra legem, delle dimissioni in bianco. Per quanto riguardo soluzioni amministrative alternative, aspettiamo di averne notizia. Per il momento registriamo un grave vuoto legislativo.
Pensioni: il prolungamento sia una libera scelta
Ha ragione Berlusconi quando dice ‘non cambieremo il sistema pensionistico. Infatti, le riforme del governo Prodi hanno garantito un equilibrio di lungo periodo del sistema. Semmai va applicato integralmente il protocollo del 2007 per quanto riguarda le parti non attuate da questo governo, ad esempio i lavori usuranti. Per quanto riguarda l’eta’ pensionabile delle donne, oltre a consentire alle lavoratrici di poter continuare, sulla base di una libera scelta, l’attivita’ lavorativa dopo i 60 anni, e’ necessario riconoscere alle stesse i periodi dedicati alla cura della propria famiglia e farli valere ai fini pensionistici.
Questo deve essere il primo tempo di un’azione anti discriminatoria e per la valorizzazione del lavoro femminile.
L’idea di Brunetta è inaccettabile
La proposta di Brunetta è inaccettabile perché affronta solo un lato del problema: quello del risparmio dei costi pensionistici. Invece, quando si parla di lavoro femminile non si può non affrontare, contemporaneamente, il tema della conciliazione tra tempo di vita e tempo di lavoro e quello della revisione del modello organizzativo dell`impresa, che consenta la fruizione di congedi o di periodi sabbatici per la cura e la crescita, ad esempio, dei figli nei primi anni di vita, riconoscendo anche questi periodi ai fini pensionistici.Non dimentichiamo che il ministro Brunetta è lo stesso che ha definito la legge 104 ‘famigerata’ ,quella stessa legge che consente ai genitori congedi per i figli portatori di gravi disabilità. Quando si parla di lavoro femminile e di pensionamento non lo si può fare soltanto in termini opportunistici per la quadratura dei conti.Nello Stato sociale occorre, invece, investire nuove risorse.L`aumento dell`età per la pensione di vecchiaia delle donne potrebbe avvenire, in questa fase, solo su base volontaria.
Cosa propone il Partito Democratico ai lavoratori?
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Il lavoro è la grande emergenza dei nostri tempi: l’occupazione, sebbene in crescita, è infatti ancora al di sotto degli standard europei, in particolare per i giovani e per le donne. Senza dimenticare il problema del precariato diffuso, del lavoro nero e della sicurezza. Il Partito Democratico nasce per offrire soluzioni concrete e realistiche, senza le lenti deformanti dell’ideologia e senza fare promesse campate in aria.
La proposta di un salario minimo di 1000 euro per i lavoratori atipici è ad esempio un primo passo importante per garantire loro un tenore di vita adeguato in un momento che si prospetta difficile per l’economia. Abbiamo in programma forti incentivi per chi assume a tempo indeterminato, l’estensione delle tutele fondamentali a tutti i lavoratori, il sostegno fiscale ai salari e per le donne un credito d’imposta mirato.






