L’Imu va rimodulata ma non cancellata. Se qualcuno pensa di impiegare una cifra di circa 4 miliardi di euro per abolire a tutti, indipendentemente dal reddito e dal valore dell’immobile, la tassa sulla prima casa sbaglia i conti. Lo dice Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera. Chi lo propone- aggiunge- deve spiegare dove si prenderebbero le risorse per rifinanziare la cassa integrazione in deroga, al fine di tutelare i lavoratori che rimangono senza reddito nella seconda meta’ dell’anno in corso; per diminuire il costo del lavoro in modo strutturale per l’intera platea degli occupati a tempo indeterminato; o per correggere la riforma delle pensioni, dando seguito a quanto promesso dal premier Letta nel suo discorso programmatico a proposito della soluzione del problema dei cosiddetti esodati e di quello della introduzione di un criterio di flessibilita’ del sistema pensionistico. Tutte le riforme costano e dunque le risorse vanno equamente distribuite. Non e’ accettabile la logica dei due tempi, nella quale si corre il rischio di avere un secondo tempo delle riforme sociali con tante buone intenzioni ma senza il becco di quattrino.
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Monti: intollerabile legare manovra ad esito elettorale
Anche per noi è una priorità alleggerire l’Imu e diminuire il costo del lavoro a tempo indeterminato, ci fa piacere che Monti si sia convertito a queste idee, sarebbe stato più semplice se le avesse accolte quando abbiamo presentato gli emendamenti alla sua ultima legge di stabilità. Non vorremmo che, preso dalla foga della campagna elettorale, Mario Monti promettesse soltanto mari e monti. In ogni caso, è intollerabile collegare le manovre economiche all’esito elettorale. Mi preoccuperei invece del fatto che le retribuzioni vengono mangiate dall’inflazione, con un misero aumento del 1,5 per cento nel corso del 2012, il peggior risultato degli ultimi trent’anni. Per il Pd il punto essenziale resta la crescita del paese e siamo più che mai convinti che per raggiungerla occorra, in primo luogo, ridare forza al potere d’acquisto delle famiglie e quindi alle retribuzioni e alle pensioni.






