Lavoro: proposte Monti? Sbagliata balcanizzazione dei modelli contrattuali

lavoroCi fa piacere che finalmente Ichino si preoccupi di garantire la rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro anche ai sindacati nazionalmente rappresentativi non firmatari degli accordi applicati a livello aziendale. Noi siamo d’accordo e vorremmo sommessamente ricordare che il Pd, nel corso di questa legislatura, ha già presentato una proposta di legge che ha l’obiettivo di correggere l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, che affronta il tema della rappresentanza nei luoghi di lavoro, riportandolo alla formula originaria ante referendum del 1995. Quello che Ichino e Monti spacciano per una grande novità è, in realtà, una nostra proposta alla quale non si è finora prestato ascolto. Ben vengano le conversioni in corso d’opera. Per quanto riguarda l’insieme delle proposte di Monti sul mercato del lavoro aspettiamo di vedere il testo definitivo ma ribadiamo che non ci sembra percorribile la strada della sperimentazione a livello regionale perché si creerebbe il rischio di una balcanizzazione dei modelli contrattuali. Inoltre, noi vogliamo cancellare l’articolo 8 del dl 138 di Sacconi che introduce la possibilità di derogare a livello aziendale leggi e contratti: la nostra scelta, invece, è quella di far riferimento all’impianto di regole definito unitariamente da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria nel giugno 2011 e di prevedere l’attivazione di un tavolo di concertazione con i sindacati che rappresentano il lavoro e l’impresa per definire le correzioni alla riforma Fornero.


Lavoro: Monti e Ichino propongono ‘contratti ad orologeria’

l43-monti-ichino-121224141027_mediumSiamo curiosi di conoscere nel dettaglio la riforma del mercato del Lavoro a cui pensa Monti, ma le prime anticipazioni fatte da Ichino non fanno ben sperare e rivelano l’intenzione di creare dei ‘contratti ad orologeria’ con cui le aziende avranno maggiore facilità di licenziare. Monti accenna oggi alla necessità di cambiare, con una nuova proposta, la riforma Fornero sul mercato del lavoro. Quando lo dicevamo noi eravamo conservatori. Ichino si fa interprete di queste esigenze riproponendo la sua vecchia ricetta del ‘contratto unico’, riverniciata per l’occasione, che a suo tempo era stata bocciata da Confindustria e dai sindacati perché ritenuta impraticabile. Anche noi non l’abbiamo mai condivisa perché, nei fatti, rende più facili i licenziamenti prevedendo semplicemente un maggiore risarcimento al lavoratore da parte delle aziende. Ci domandiamo: come si può parlare di un contratto a tempo indeterminato quando il lavoratore, in qualsiasi momento, è licenziabile ‘ad orologeria’ con la semplice clausola del motivo economico? La nuova proposta Monti-Ichino, se abbiamo bene compreso, introdurrebbe un nuovo regime che varrebbe per i nuovi assunti, soprattutto per i giovani. In questo modo, non solo si ripropone il dualismo nel mercato del lavoro ma addirittura lo si consolida. Noi preferiamo invece che tutti i lavoratori, anche i neo assunti, possano godere delle stesse regole compreso l’articolo 18 riformulato recentemente che prevede, accanto al risarcimento nel caso di licenziamento per motivo economico , la possibilità per il giudice di reintegrare il lavoratore. La strada che invece noi proponiamo è quella della buona flessibilità in entrata, ad esempio attraverso l’adozione generalizzata del contratto di apprendistato e la successiva stabilizzazione incentivata dal credito d’imposta o dalla diminuzione strutturale del costo del lavoro quando si tratta di un impiego stabile. In sostanza, è ancora valida la regola secondo la quale un contratto di lavoro a tempo indeterminato deve costare meno di un lavoro flessibile o precario.


Lavoro: sugli ammortizzatori sociali i conti del governo non tornano

ammortizzatori_sociali1Sugli ammortizzatori sociali i conti del governo secondo noi non tornano. Infatti, verrà rifinanzierà la Cassa integrazione in deroga, e questo è un fatto positivo frutto della pressione esercitata dalle Regioni e dal Partito democratico, ma le cifre indicate dal ministro Fornero non sono sufficienti a garantire il fabbisogno per il 2013. I due emendamenti presentati dal governo alla Legge di Stabilità stanziano per il prossimo anno 1 miliardo di euro ma il fabbisogno previsto sarà del doppio. Vogliamo sottolineare il fatto che la Cassa integrazione (ordinaria, straordinaria ed in deroga) autorizzata dall’Inps fino al mese di novembre supera già il miliardo di ore e, secondo le nostre proiezioni, si avvicinerà ad un miliardo e 100 milione di ore alla fine dell’anno. Il massimo raggiunto in questi anni di crisi fu nel 2010, quando si totalizzò un consuntivo di 1 miliardo e 200 milioni di ore autorizzate. Inoltre, nel 2012 la cassa integrazione in deroga rappresenta oltre il 33 % del totale, tre punti al di sopra del 2010, l’annus horribilis della crisi. Infine, il ministro Fornero non ha dato nessuna risposta relativa alla proroga della norma concernente l’aumento del trattamento di integrazione salariale dei contratti di solidarietà. Si tratta di una mancanza grave perché tutti sanno che, se vogliamo evitare che si aggiungano nuovi disoccupati e persone senza reddito, occorrerà nei prossimi mesi avere sufficienti risorse per gli ammortizzatori sociali e per incentivare i contratti di solidarietà stipulati nelle aziende.



ItaliaLavoro per la lotta alla mafia

Abbiamo ricevuto da ItaliaLavoro e volentieri pubblichiamo:

 

ridim-italialavoroItaliaLavoro, l’Agenzia tecnica  strumentale del Ministero del lavoro che promuove e gestisce le  politiche del lavoro, da diversi anni è impegnata nella promozione del lavoro attraverso la valorizzazione dei beni confiscati alla mafia. Si tratta di un percorso che ItaliaLavoro ha cominciato circa  otto anni fa con singole azioni  che avevano l’obbiettivo di far nascere cooperative in grado di rendere produttivi alcuni beni immobili confiscati. Percorso che è continuato con la decisione di intervenire direttamente sulle aziende confiscate alla mafia con un progetto teso  a salvaguardare l’occupazione su queste aziende.

Passaggio chiave di questo intervento sulle aziende confiscate, e in generale sui beni immobili che in qualche modo potessero avere una vocazione produttiva, è stato un protocollo d’intesa promosso dal Ministero del Lavoro e  firmato il 10 maggio 2007 tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’Economia e della Finanze, l’Agenzia del Demanio e ItaliaLavoro che prevede una serie di azioni coordinate e dirette appunto sui beni aziendali e sui beni immobili a vocazione produttiva. Si è formato così tra la linea d’intervento Beni confiscati  di ItaliaLavoro e la Direzione Generale Area Beni e Veicoli Confiscati dell’Agenzia del Demanio un  tavolo tecnico permanente di lavoro che coordina le azioni sulle diverse aziende e sui beni immobili che possono essere utilizzati a fini produttivi.

Ma non si è trattato di un tavolo formale quanto piuttosto di una modalità di lavoro condivisa, che a sua volta ha saputo coinvolgere positivamente molte altre istituzioni sia a livello nazionale che nei territori, dalle Prefetture alle organizzazioni di categoria e sindacali attraverso la creazione di governance territoriali e dove ognuno a partire dalla proprie specificità e competenze ha contribuito a raggiungere l’obbiettivo comune. Un modo di lavorare sorprendente per enti ed istituzioni che molti considerano pachidermiche, per dimensioni e velocità di reazione ai problemi. Dal maggio del 2007 ad oggi, sono numerosi i casi di aziende confiscate trattate dal tavolo ItaliaLavoro e Agenzia del Demanio in varie parti di Italia; portando queste aziende verso un destino di ricollocazione sul mercato e/o di acquisizione da parte di privati o di cooperative fatte dagli stessi lavoratori. Si sono già  state costituite due cooperative di lavoratori una sulla calcestruzzi in Sicilia e una nel campo automobilistico in Calabria e in un  gruppo di 4 aziende nel settore trasporti sono stati assunti ex novo  circa 25 lavoratori presi dalle liste di mobilità.. Questo progetto di Italialavoro sui beni confiscati rappresenta quindi oggi una classica buona prassi dove l’ente pubblico si assume in modo costruttivo e propositivo la gestione, o la cogestione in questo caso, di un problema e la affronta a partire dallo specifico delle sue competenze ma in modo sinergico con gli altri enti preposti.  Ci si può augurare quindi che questa iniziativa di ItaliaLavoro cresca ulteriormente andando ad aumentare l’impegno complessivo dello Stato sul tema complesso ma fondamentale del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie.


Come rilanciare sviluppo e competitività

Per rilanciare sviluppo e competitività del sistema Paese bisogna innanzitutto pensare a un fisco amico dello sviluppo. Il programma prevede una semplificazione del prelievo per le piccolissime imprese, la capitalizzazione con sconti d’imposta per le aziende, l’attuazione di un vero federalismo fiscale. Vogliamo dare “credito alla creatività”, realizzando le condizioni per agevolare e sostenere la ricerca e i progetti imprenditoriali nei settori dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo sostenibile. Continueremo la sfida delle liberalizzazioni per sbloccare l’Italia, introdurremo norme rigorose sul conflitto d’interessi.

Procederemo al potenziamento della contrattazione aziendale, per favorire la produttività delleimprese e aumentare il salario dei dipendenti.