Pensioni: l’innalzamento volontario è la soluzione migliore

pensionPer quanto riguarda il tema delle pensioni stupisce l’atteggiamento di una parte del governo che, mentre punta all’innalzamento dell’eta’ pensionabile di vecchiaia delle donne verso i 65 anni, nella pubblica amministrazione impone delle regole che costringono i lavoratori ad andare obbligatoriamente in pensione con quaranta anni di contributi. Si tratta per lo piu’ di uomini che hanno iniziato a lavorare a 18-20 anni e che, quindi, sono costretti ad andare in pensione all’eta’ di 58-60 anni, pur volendo continuare a lavorare. Invocare l’innalzamento dell’eta’ pensionabile e costringere ai prepensionamenti e’ il massimo della contraddizione. Circa la nostra elaborazione congressuale io ritengo che anziche’ rincorrere nuovi scalini per le pensioni, si tratti di applicare integralmente il protocollo del 2007 e di recuperare, per l’ immediato futuro, il principio di flessibilita’ in uscita verso la pensione contenuto nella legge Dini. E’ quindi necessario fissare, nella nuova situazione socio-demografica, un ‘range’ compreso tra un minimo di 60 e un massimo di 70 anni all’interno del quale, sulla base di una scelta individuale, ciascuno possa decidere il momento dell’uscita. Si tratta di spingere verso un innalzamento volontario e di utilizzare le risorse risparmiate nuovamente nel sistema pensionistico, a favore delle donne e dei giovani. In questo contesto appare forzato il titolo del Sole 24Ore di oggi, a proposito del programma di Franceschini, che recita: ‘Svolta del PD: pensioni piu’ tardi’. Piu’ tardi si’, ma in modo volontario.


Pensioni. Età. Ripristinare l’uscita flessibile.

pensioni1E’ necessario creare ex-ante le condizioni di parita’ sostanziale a fronte delle discriminazioni che le donne subiscono nel mercato del lavoro. La formula da ripristinare e’ quella dell’uscita flessibile scelta dai lavoratori, a partire dall’eta’ di 60 anni. Ci fa piacere che, come afferma Giuliano Cazzola del Pdl, tra il ministro Sacconi e il commissario Spidla siano stati definiti percorsi certi per l’allineamento dell’eta’ pensionabile di vecchiaia delle lavoratrici pubbliche a quella dei loro colleghi maschi evitando cosi’ l’avvio della procedura d’infrazione. Anche noi vorremmo sapere in che cosa consiste. Quello che e’ certo  e’ che non si puo’ procedere all’allineamento formale dell’eta’ degli uomini e delle donne per le pensioni di vecchiaia all’attuale limite di 65 anni previsto per gli uomini.


Pensioni: affrontare prima le cause di disparità

pensionUn governo che si dichiara sempre attento alle questioni sostanziali e che vuole dimostrare la sua avversita’ per le questioni formali non puo’ trattare il problema dell’innalzamento dell’eta’ pensionistica delle donne come un argomento di pure equiparazione anagrafica con quella degli uomini, dimenticando la sostanza del problema: le donne entrano piu’ tardi nel mercato del lavoro; svolgono a loro carico il lavoro di cura prima dei figli e poi degli anziani; sono costrette a carriere discontinue; arrivano raramente a raggiungere i requisiti per la pensione di anzianita’, perche’ non  totalizzano contributi sufficienti; hanno pensioni piu’ basse di quelle degli uomini, dal momento che a parita’ di mansione hanno retribuzioni inferiori e, generalmente, fanno meno carriera; non dispongono di servizi sociali adeguati, come gli asili nido. Si tratta allora di affrontare prima il problema sostanziale, ovvero rimuovere le cause di disparita’. E’ significativo poi il fatto che su questo argomento il presidente del Consiglio si sia affrettato a smentire il ministro Brunetta.


Pensioni OCSE: non lanciare allarmi ma applicare le riforme

pensioni1I dati Ocse, che si riferiscono al 2005, evidenziano un dato gia’ noto: che in Italia la spesa sociale e’ allineata a quella degli altri Paesi, ma al suo interno quella relativa alle pensioni e’ piu’ consistente. Di conseguenza, la parte destinata alle protezioni sociali nel nostro Paese e’ piu’ debole. Per avere una proiezione della spesa pensionistica nel prossimo futuro bisogna considerare l’effetto delle  riforme in atto. Innanzitutto va considerato che l’eta’ pensionabile di anzianita’, con un minimo di 35 anni di contributi, salira’ progressivamente fino alla fissazione di una soglia minima di accesso di 62 anni nel 2013. Infine, a partiredal primo gennaio del 2010, verranno introdotti i nuovi coefficienti di trasformazioni definiti nel protocollo del 2007,che porteranno ad un ulteriore riequilibrio del sistema”. Non e’ giusto lanciare continui allarmi che hanno per obiettivo solamente le pensioni, perche’ questo genera un naturale istinto di fuga dal lavoro da parte di chi ha i requisisti minimi per andare in pensione. Sarebbe saggio, invece, applicare integralmente le riforme.


Pensioni INPS: la riforma del 2007 sta funzionando

pensioni1Il crollo delle pensioni di anzianita’ nei primi cinque mesi dell’anno e’ la dimostrazione che la riforma delle pensioni del 2007 sta funzionando.I lavoratori decidono volontariamente di rimanere piu’ a lungo a lavoro per avere  un assegno piu’ ricco. Al tempo stesso dal primo luglio di quest’ anno entrera’ in funzione il sistema delle quote che prevede un minimo di eta’ di 59 anni e 36 di contributi per andare in pensione, la cosiddetta quota 95. L’eta’ anagrafica si innalzera’ fino a raggiungere i 61 anni dal primo gennaio del 2013 per i lavoratori dipendenti e di 62 per gli autonomi.Questo e’ la dimostrazione che il sistema va gradualmente verso un innalzamento dell’eta’ pensionistica e che, anche a seguito di questa riforma,  i conti sono in equilibrio. Coloro chegettano continui allarmi sul sistema pensionistico, dimenticando volutamente che l’andata a regime presuppone un aumento dell’eta’ e dei contribuiti, creano una situazione di allarme che ha gia’ registrato preoccupazioni nel mondo della scuola con l’aumento delle richieste di uscita anticipata.


Pensioni: raffreddati i bollori di chi nel governo vuole l’aumento dell’età pensionabile

Mi fa piacere che Tremonti, che maneggia i conti del paese, dichiari che non serve alcun interventosulle pensioni.  Mi auguro che tutto questo raffreddi i bollenti spiriti di quei ministri che non vedono l’ora di avanzare ulteriori richieste di aumento dell’eta’ pensionistica a partire da quella delle donne. Sarebbe comunque opportuno che su argomenti cosi’ importanti il governo fosse in grado di esprimere una posizione unitaria.


Pensioni: la priorità è la parità sostanziale tra uomini e donne

pensioni1La prima cosa da fare per le pensioni e’ di adeguarle all’andamento del costo della vita,istituendo subito il tavolo di concertazione con i sindacati dei pensionati previsto dal protocollo del 23 luglio del 2007 che e’ stato definito da un apposito decreto del governo Prodi. Perche’ l’esecutivo non ha ancora provveduto?Inoltre, prima di ipotizzare una parita’ formale tra uomini e donne per quanto riguarda l’eta’ pensionabile di vecchiaia, sarebbe opportuno realizzare una parita’ sostanziale: rendere fruibili i  congedi parentali e di cura per uomini e donne e considerarli, con la contribuzione figurativa, utili per conseguire la pensione; dotare il  paese di infrastrutture sociali, come gli asili nidi, che consentano soprattutto alle donne di realizzare una carriera professionale.  Innanzitutto si tratta di applicare integralmente le riforme gia’ esistenti e di ripristinare l’uscita flessibile verso la pensione abolita dal precedente governo Berlusconi, considerando il progressivo innalzamento dell’eta’ pensionabile di anzianita’ che, dal primo gennaio 2013, avra’ come requisito minimo il versamento di 35 anni di contributi e i 61 anni di età.