Secondo i dati emersi dal numero odierno di ‘Repubblica’, i giovani con un lavoro avranno a fine carriera una pensione che potrebbe variare dal 50 al 77% dell’ultima retribuzione. Questa decurtazione potrebbe derivare dal persistere di lunghi periodi di precarieta’ nel corso della carriere lavorativa, a causa di contratti a progetto o a tempo determinato, e il risultato minimo e massimo dipendera’ dall’eta’ di uscita verso la pensione (60 o 65 anni).Questi dati non tengono ovviamente conto di un peggioramento che potrebbe derivare da periodi di lavoro nero, che pure interessano una quota crescente di mercato del lavoro. Non e’ un caso che il protocollo del 23 luglio 2007, stipulato al tempo del governo Prodi, abbia previsto, accanto alla rideterminazione dei coefficienti di trasformazione utili per calcolare la pensione, anche l’esigenza di individuare meccanismi di tutela delle pensioni piu’ basse e di solidarieta’ e garanzia per portare il tasso di sostruzione ad un livello non inferiore al 60%. E’ dall’applicazione integrale di quel protocollo che bisogna ripartire se si vuole dare una giusta prospettiva pensionistica alle giovani generazioni
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Pensioni: pensiamo a far crescere quelle più basse
Dopo tante giravolte, sul tema delle pensioni, il governo pare essersi convinto, con Tremonti, che non c’e’ necessita’ di fare nuovi interventi di riforma. Adesso si tratta di convocare unitariamente i sindacati per affrontare il tema della indicizzazione delle pensioni al costo della vita. Noi proponiamo, inoltre, che la 14esima voluta dal governo Prodi venga estesa alle pensioni fino a 1200 euro mensili. Si tratta di una misura gia’ erogata nel 2007, 2008 e 2009 a tre milioni e mezzo di pensionati con un valore medio di 400 euro su base annua per un totale di spesa di oltre un miliardo e trecento milioni di euro per ciascun anno considerato. Queste misure possono, migliorando il potere d’acquisto delle famiglie, aiutare i consumi per la ripresa economica.
Pensioni:l’età aumenta già fino al 2013
Condivido la proposta del governatore Draghi per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali.C’e’ bisogno di una riforma che renda equo ed universale il sistema se si vuole fronteggiare la crisi in modo adeguato. Per quanto riguarda l’eta’ pensionabile aumentera’ fino al 2013, come previsto dalle riforme del governo Prodi concertate con le parti sociali. Non ritengo auspicabile un cambiamento della normativa che, in ogni caso, andrebbe concordata con tutti gli attori interessati.
Pensioni: Pd nuovo contratto sociale per tutti i lavoratori
ROMA (ITALPRESS) – Cesare Damiano , responsabile lavoro del Pd, Marialuisa Gnecchi della Commissione Lavoro alla Camera e Sandro Gozi capogruppo Pd nella commissione politiche Ue, in merito all’innalzamento dell’eta’ pensionistica delle donne nel pubblico impiego, sottolineano che “occorre stipulare un ‘nuovo contratto sociale’, non solo per le dipendenti del settore pubblico, ma per tutte le lavoratrici e i lavoratori. Bisogna fondare la definizione delle eta’ pensionabili sulla flessibilita’, recuperando la legge Dini del 1995. Per questo, proponiamo un eta’ pensionabile inserita in ‘un range’ compreso tra i 60 e 70 anni, all’interno del quale i lavoratori e le lavoratrici possano esercitare una scelta individuale e volontaria. Infine, i risparmi derivanti dal nuovo regime debbono essere utilizzati per disegnare un nuovo sistema di welfare basato sull’effettiva eguaglianza di opportunita’ tra uomini e donne, che concili il lavoro famigliare e la vita professionale”. scarica il documento
Pensioni:L’innalzamento dell’età pensionabile non si affronta con un emendamento
Sull’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne nel pubblico impiego resto sempre piu’ convinto che sia sbagliato procedere, come sta facendo il Governo, con un emendamento.Non si affronta cosi’ una nuova riforma delicata come quella previdenziale. La nostra proposta e’ invece quella di concertare con le parti sociali e discutere in Parlamento un nuovo contratto sociale non solo per le dipendenti del settore pubblico ma per tutte le lavoratrici e i lavoratori. L’ipotesi e’ quella di definire l’eta’ pensionabile sulla base di un principio di flessibilita’, recuperando la legge Dini del ’95. Si puo’ proporre un’eta’ pensionabile compresa tra i 60 e i 70 anni e, all’interno di questa scala, consentire ai lavoratori di esercitare una scelta volontaria legata alla propria situazione individuale.
Pensioni: il governo affronti la differenza salariale
Sul tema dell’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne nel pubblico impiego il governo farebbe bene a non cercare scorciatoie formale e ad affrontare l’argomento sotto il profilo sostanziale.Non bisogna dimenticare che, a differenza di quello che il governo vuol far credere, la Corte di giustizia europea pone il problema dell’equiparazione salariale fra uomini e donne. Se si vuole risolvere questa disuguaglianza occorre rimuovere le cause che portano a differenti condizioni tra pensionate e pensionati. Leggendo i dati delle pensioni di vecchiaia liquidate nel 2007 dall’Inps si vede come i pensionati percepiscano un assegno mensile di circa 1200 euro, mentre quello delle pensionate e’ della meta’: 660 euro. Questo dato e’ eloquente e dimostra come sia necessario aprire una discussione approfondita. Abbiamo chiesto al governo che questo avvenga in commissione Lavoro alla Camera mentre deve continuare la concertazione con le parti sociali.
Pensioni: Sacconi riporta l’Italia indietro
E’ difficile sostenere, come fa il ministro Sacconi, che quando si parla di innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne ci si possa riferire esclusivamente al pubblico impiego, anche se il problema sollevato dalla Corte di Giustizia europea fa riferimento al solo lavoro pubblico.Questo significherebbe riportare in Italia una differenziazione tra regime pensionistico pubblico e privato. Una differenza del genere non reggerebbe a lungo. La strada da adottare non e’ un allineamento dell’eta’ pensionabile delle donne ai 65 anni, ma il recupero dell’uscita flessibile verso la pensione, dopo i 60 anni di eta’. Una scelta volontaria e commisurata alle esigenze di reddito e di lavoro che ciascuno puo’ liberamente verificare.





