Il Libro Verde ha le pagine bianche

Il libro verde sul welfare è pieno di buone promesse, ma le scelte del governo vanno in direzione opposta. Inoltre la crisi finanziaria che sta producendo effetti negativi su occupazione e tutele sociali, lo rende già inadeguato a sfide che richiederebbero un impegno straordinario del governo per finanziare gli ammortizzatori sociali e le tutele per il lavoro precario e la piccolissima impresa. Appare grottesco che il ministro Sacconi affermi che la legge finanziaria e il documento sul welfare prevedessero già quello che sarebbe accaduto successivamente

Se così fosse non si capiscono: l’abolizione dell’Ici per i redditi più alti che ha impegnato risorse che potevano essere destinate per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie; la detassazione degli straordinari in tempi di forte incremento della cassa integrazione e della disoccupazione; la Robin Tax pagata in anticipo dalle famiglie; la mancata stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione che aumenterà la disoccupazione.

La contraddizione tra promesse fatte e scelte effettuate è evidente. Risalta inoltre la poca attenzione alle tematiche dell’occupazione femminile e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro come anche l’assenza di un’attenta analisi del contesto sociale europeo.

Ma per questa ed altre osservazioni, mie, di Donata Gottardi, di Tiziano Treu e degli assessori provinciali dell’Emilia Romagna vi rimando a questo link in cui è possibile trovare approfondimenti.

 



Come rendere più moderno il mercato del lavoro e aiutare i lavoratori in difficoltà.

Per il Partito Democratico la parola d’ordine è “buona flessibilità”. Per rendere i sostegni al reddito di chi lavora più efficienti, è necessario che la riforma degli ammortizzatori sociali venga accompagnata da un generale miglioramento delle politiche attive del lavoro attraverso il potenziamento dei servizi per l’impiego, una formazione permanente in linea con le esigenze delle imprese, e la rimodulazione degli incentivi economici finalizzati all’inserimento lavorativo. Il welfare che proponiamo poggia sull’educazione per favorire la mobilità sociale, su una spesa pubblica più razionale – “spendere meglio spendere meno” – su un fisco che non opprima e  premi i contribuenti leali – “pagare meno, pagare tutti”.