E’ importante il piano d’attacco complessivo sull’occupazione annunciato oggi da Enrico Letta alla Camera, non riguardera’ soltanto i giovani. La seconda fase annunciata per l’autunno, per essere realmente efficace, dovra’ avere come perno fondamentale la riduzione del costo del lavoro per l’attuale platea degli occupati a tempo indeterminato”. Lo dichiara il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, proseguendo: “Il premier ha anche annunciato l’intenzione di aprire, su questo punto, un confronto con le parti sociali. La strada della concertazione e del dialogo e’ sicuramente quella giusta: quella stessa che abbiamo richiesto per quanto riguarda un’eventuale legislazione aggiuntiva, temporanea e reversibile, sulla flessibilita’ del mercato del lavoro collegata all’Expo 2015. In questo caso, un avviso comune preventivo delle parti sociali potrebbe essere recepito da una legislazione di sostegno. E’ chiaro che un intervento strutturale per diminuire il costo del lavoro richiede risorse significative. Per questo- continua- riteniamo che il governo debba svolgere una regia oculata sulle risorse complessivamente disponibili. Tutti i capitoli di riforma debbono essere finanziati in modo adeguato ed equilibrato: non dobbiamo fermarci, come accade in questi giorni, solamente ai temi dell’Imu e dell’iva, ma considerare inderogabile un intervento anche sul cuneo fiscale e sulle pensioni, in occasione della legge di Stabilita’”, conclude l’ex ministro
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Contratti: la firma separata è sempre un fatto negativo
La firma separata e’ sempre un fatto negativo. Da ministro del Lavoro ho cercato di evitare gli accordi separati ed il protocollo sul welfare del 23 luglio del 2007 e’ la testimonianza di questa convinzione.
Non capisco l’esultanza di alcuni ministri di fronte a un fatto che dovrebbe preoccuparci, perche’ il rischio e’ il corporativismo delle relazioni sindacali mentre noi dovremo ricercare la massima unita’ e condivisione. Bisogna riservarsi un giudizio sul nuovo indicatore dell’inflazione: occorre capire se e’ migliore o peggiore di quello precedente che era senza dubbio insufficiente’. Non solo. L’ex ministro del Lavoro chiede all’attuale titolare del dicastero ‘di cancellare la possibilita’ di procedere agli aumenti salariali in modo unilaterale da parte delle imprese: in questo modo salta la valorizzazione della contrattazione.
Per quanto riguarda il referendum, come gli accordi che coinvolgono le condizioni dei lavoratori, si possono sempre sottoporre a ratifica dei soggetti interessati’, ma e’ anche vero che ‘in questa situazione e’ difficile immaginare un referendum unitario. La mia lunga esperienza di negoziatore mi fa dire che i supplementi vanno bene ma funzionano solo se tutti sono disponibili a cambiare qualcosa
CRISI: BENE BONANNI, IL GOVERNO APRA CONFRONTO
La proposta del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, per l’apertura di un tavolo di concertazione che coinvolga governo, parti sociali e opposizione, va nella
giusta direzione. Il governo rompa l’immobilismo e si apra subito al confronto per il bene del paese. Finora molti esponenti del governo hanno proposto numerose ricette a sostegno delle famiglie per affrontare la crisi, ma alle parole non sono mai seguiti fatti concreti: piu’ passa il tempo, piu’ i problemi diventeranno acuti a causa dell’inerzia del governo. Per questo continuiamo a chiedere con forza una azione concreta per gli ammortizzatori sociali e i redditi.
Per superare la crisi bisogna recuperare il concetto di politica industriale
Destinare risorse alle famiglie per migliorarne il potere d’acquisto; attivare ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori non protetti; recuperare il concetto di politiche industriali.
Dobbiamo recuperare lo spirito del 1993 bisogna essere capaci di fare scelte eccezionali di fronte a situazioni eccezionali, ricercando convergenze con un atto forte di concertazione e novita’.
Dopo le iniezioni forti di risorse alle banche per sostenere indirettamente le imprese, occorre ora sostenere l’economia reale, perché l’onda d’urto della crisi finanziaria sta gia’ arrivando oltre i cancelli delle banche. E in tempi come questi non serve guardare solo ai saldi di bilancio, ma destinare risorse a imprese e famiglie con un’azione politicamente condivisa, guardare alla salvezza del Paese sapendo che stiamo entrando in una situazione molto difficile.
Altro che ‘spirito del 93’. Questo è piccolo cabotaggio. Bisognerebbe sostenere anche il settore automobilistico.
In una situazione di crisi eccezionale sono necessarie terapie d’urto. Mentre il governo continua con un piccolo cabotaggio fatto di misure sbagliate che disperdono risorse, sarebbe invece necessaria una iniziativa politica che riprenda lo ‘spirito del ’93. Oggi serve una nuova concertazione e l’unita’ tra le forze politiche e sociali, del lavoro e dell’impresa, che abbia come obiettivo fondamentale quello di sconfiggere la crisi.
Si impongono, di conseguenza alcune priorita’: il miglioramento del potere di acquisto di pensioni e retribuzioni, anche come leva di politica economica per la ripresa dei consumi ed una riforma degli ammortizzatori sociali che vada nelle direzione di tutele universali per le grandi e le piccole imprese, per il lavoro stabile e il lavoro precario.Il governo deve inoltre chiarire quali sono le sue scelte di politica industriale per sostenere i settori strategici dell’economia. Ad esempio, la crisi del settore dell’auto e’ considerata negli Usa un punto prioritario. Ha ragione Marchionne quindi, anche in Italia il settore va sostenuto come uno dei volani dell’economia e dell’occupazione accanto ad una politica di aiuto verso le piccole imprese. In questa situazione, dopo aver sprecato risorse ingenti, nella cancellazione dell’Ici, nella detassazione degli straordinari, nell’aver accollato al paese i debiti Alitalia, sarebbe ora che il governo cambiasse rotta e destinasse a questi obiettivi di sviluppo importanti risorse, anche utilizzando la flessibilita’ sul debito concessa dall’Europa.





