Occorre ascoltare l’appello dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia sui temi dell’emergenza sociale che pone una questione drammatica e di carattere nazionale. La priorità deve essere oggi quella di assicurare al Paese una stabilità politica capace di fornire risposte sulle questioni economiche e sociali.
Il Partito Democratico con Bersani ha avanzato le sue proposte all’Italia e al Parlamento: diminuire il costo del lavoro alle imprese in caso di assunzione a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità; attraverso questa strada definire un piano straordinario per l’occupazione giovanile; finanziare la cassa integrazione in deroga che manca di risorse anche per coprire il 2012; infine, garantire le persone rimaste senza reddito. Tra questi i lavoratori colpiti dalla riforma delle pensioni del governo Monti, le cooperative, i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori e i giovani professionisti senza tutele, costretti a chiudere le attività per mancanza di liquidità. E va spezzato un circuito perverso che vede le banche non concedere crediti, lo Stato non pagare i propri debiti. A sostegno di tutte queste persone è giusto prevedere ammortizzatori sociali che siano universali e studiati su misura per l’attuale e prolungato periodo di crisi
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Istat: dati allucinanti, serve governo per rispondere ad emergenza sociale
I dati sulla crisi economica, sociale ed occupazionale sono allucinanti. È come trovarsi in caduta libera in un pozzo senza fondo. Una politica responsabile ha il dovere di dare risposte urgenti a questa situazione. Un governo di responsabilità, che operi anche a termine, su pochi punti precisi di contenuto istituzionale ed economico si può fare e non deve significare assolutamente un governissimo. La nostra incompatibilità con il Pdl è oggettiva. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare su due punti: il primo, è relativo all’abbassamento del cuneo fiscale nel caso di assunzioni a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità. Occorre una dote di vantaggio per l’impresa e per il lavoratore. Secondo, intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse. Un circuito perverso. A queste persone va data una risposta di emergenza anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata





