Secondo i dati della Bce la disoccupazione dell’area euro è arrivata al 12% e ci sono 12 milioni di persone senza lavoro. Per Draghi è alto il rischio che una somma di fenomeni negativi, a partire dal calo della domanda interna, possano rinviare i timidi elementi di ripresa previsti per la fine di quest’anno. Fino a quando potremo resistere di fronte a questi continui bollettini di guerra? E’ evidente che le ragioni dell’economia reale, cioè dell’impresa e del lavoro, non possono più aspettare. Vanno presi singoli provvedimenti, anche limitati, che diano una risposta concreta alle crescenti preoccupazioni dei cittadini. Ad esempio, insistiamo sul fatto che finché dura l’attuale situazione di crisi, vengano mantenute le tutele sociali precedenti la riforma Fornero. Prendiamo il coraggio a due mani. Se c’è un rinvio della ripresa, rinviamo anche l’introduzione della nuova assicurazione sociali per l’impiego (Aspi) che diminuisce in modo significativo le tutele precedenti e ripromettiamoci di rivedere gli ammortizzatori sociali soltanto quando il paese sarà in situazione di sviluppo. Questa sarebbe una scelta di grande saggezza.
Archivio tag: impresa
Governo: questioni economiche e sociali non possono più aspettare
Dobbiamo proporre al paese contenuti chiari ed essenziali sui temi della crisi economica e sociale: la situazione sta precipitando, ed è responsabilità della politica avanzare soluzioni e trovare convergenze prima che sia troppo tardi. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare sulla necessità di interventi a sostegno dell’occupazione e dell’impresa anche attraverso la riduzione del cuneo fiscale per consentire di assumere stabilmente giovani, over 45 e lavoratori in mobilità. Servono inoltre intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse.. A queste persone la politica deve dare una risposta anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata. Sono problemi urgenti che non possono essere elusi.
Istat: dati allucinanti, serve governo per rispondere ad emergenza sociale
I dati sulla crisi economica, sociale ed occupazionale sono allucinanti. È come trovarsi in caduta libera in un pozzo senza fondo. Una politica responsabile ha il dovere di dare risposte urgenti a questa situazione. Un governo di responsabilità, che operi anche a termine, su pochi punti precisi di contenuto istituzionale ed economico si può fare e non deve significare assolutamente un governissimo. La nostra incompatibilità con il Pdl è oggettiva. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare su due punti: il primo, è relativo all’abbassamento del cuneo fiscale nel caso di assunzioni a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità. Occorre una dote di vantaggio per l’impresa e per il lavoratore. Secondo, intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse. Un circuito perverso. A queste persone va data una risposta di emergenza anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata
IL LAVORO CHE CAMBIA: #politicaindustriale
Bisogna dare un impulso alla politica industriale e sostegno all’innovazione e ai settori produttivi strategici.
Bisogna dotare il Paese di una politica industriale capace di investire risorse pubbliche e private nell’innovazione di prodotto e di processo delle aziende strategiche.
IL LAVORO DEL FUTURO: #creditoall’impresa
Per migliorare il mercato del lavoro, occorre compiere azioni mirate all’impresa, risolvendo fra i primi punti, il problema del credito alle aziende.
IL LAVORO CHE CAMBIA: #massimoribasso
Gli appalti al massimo ribasso non contengono clausole di sicurezza sociale. Sono uno strumento da migliorare per garantire la sicurezza dei lavoratori
Crisi: bene Squinzi su patto sociale, serve dialogo con sindacati
Le affermazioni di oggi del leader di Confindustria Giorgio Squinzi sono importanti perché indicano una strada per far uscire il Paese dalla crisi. C’e’ un punto, in particolare, che ci trova profondamente d’accordo: quello di assumere il tema della crescita come essenziale. Senza una risposta a questo interrogativo non esiste soluzione ai problemi occupazionali.
E’ positivo, inoltre, che il presidente di Confindustria sottolinei che esiste un importante punto di contatto con le recente analisi della Cgil: il rapporto che intercorre tra rigore e crescita. Se l’obiettivo di Squinzi e’ quello di riportare al centro dell’agenda politica l’industria e il lavoro e di farlo attraverso un dialogo costante con tutti i sindacati, noi siamo d’accordo.
Esistono, se si va in questa direzione, le condizioni per un patto sociale che faccia del compromesso tra le ragioni del lavoro e dell’impresa l’elemento cardine per una politica di sviluppo che batta le ragioni del rigore a senso unico.





