Se accettiamo il giusto suggerimento di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, e utilizziamo l‘indice Bes (Benessere equo e sostenibile) anche per valutare l’impatto delle nuove leggi sul benessere e non solo sulle variabili finanziarie, la riforma delle pensioni Monti-Fornero non sarebbe mai nata.
Gli effetti finanziari sono noti: circa 350 miliardi di euro di risparmi dal 2020 al 2060, tutti a carico dei pensionati. Gli effetti sociali li stiamo misurando: nonostante le correzioni che il Pd ha imposto al parlamento salvaguardando 130 mila lavoratori, altre centinaia di migliaia di persone vivono nella paura di dover restare per lunghi anni senza alcun reddito. Si tratta dei cosiddetti esodati, mobilitati, contributori volontari, licenziati e iscritti ai fondi di settore, tutte persone che hanno il diritto di veder risolto il loro problema utilizzando le vecchie regole pensionistiche. Per questo è importante che negli 8 punti dell’agenda Bersani questo argomento sia ben presente e che si formi al più presto un governo capace di affrontare i punti fondamentali dell’emergenza sociale, come quelli delle pensioni e della disoccupazione. Il Giappone si sta riprendendo dalla sua crisi grazie a politiche d’investimento e di ricostruzione, l’Europa sta sprofondando in una dissennata politica di austerità. Occorre cambiare rotta.
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Lavoro: serve stabilità per emergenza sociale
Occorre ascoltare l’appello dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia sui temi dell’emergenza sociale che pone una questione drammatica e di carattere nazionale. La priorità deve essere oggi quella di assicurare al Paese una stabilità politica capace di fornire risposte sulle questioni economiche e sociali.
Il Partito Democratico con Bersani ha avanzato le sue proposte all’Italia e al Parlamento: diminuire il costo del lavoro alle imprese in caso di assunzione a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità; attraverso questa strada definire un piano straordinario per l’occupazione giovanile; finanziare la cassa integrazione in deroga che manca di risorse anche per coprire il 2012; infine, garantire le persone rimaste senza reddito. Tra questi i lavoratori colpiti dalla riforma delle pensioni del governo Monti, le cooperative, i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori e i giovani professionisti senza tutele, costretti a chiudere le attività per mancanza di liquidità. E va spezzato un circuito perverso che vede le banche non concedere crediti, lo Stato non pagare i propri debiti. A sostegno di tutte queste persone è giusto prevedere ammortizzatori sociali che siano universali e studiati su misura per l’attuale e prolungato periodo di crisi
Governo: sfidiamo Grillo a confronto su economia reale
E’positivo che i primi due punti dell’agenda Bersani riguardino il superamento dell’austerita’ ed il sostegno all’impresa e all’occupazione. E’ l’unica strada possibile per uscire dalla recessione e dalla crescita, ormai fuori controllo, della disoccupazione.
La riduzione del cuneo fiscale a carico del lavoro a tempo indeterminato puo’ aiutare le imprese e favorire l’occupazione una scelta che puo’ favorire un piano straordinario di assunzioni dei giovani, degli over 45 e per il reimpiego agevolato dei lavoratori posti in mobilita’. Un altro punto dirimente e’ il sostegno alle persone rimaste senza reddito. Si tratta dei lavoratori ingiustamente e pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti-Fornero, dei lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (entro l’estate saranno migliaia le imprese che non disporranno piu’ di cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e di mobilita’), delle cooperative, dei commercianti, degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei giovani professionisti senza tutele costretti a chiudere le attivita’ per mancanza di liquidita’: le banche non concedono crediti, lo stato non paga, e i fornitori battono cassa. In molti casi si tratta di imprese che hanno portafogli d’ordini. Un circuito perverso che va spezzato.
A sostegno di queste persone e’ giusto prevedere ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata. Sui temi dell’economia reale sfidiamo tutti, a partire dal Movimento 5 stelle, a confrontarsi nel paese e in parlamento.
Elezioni: da Monti idea antiquata su rapporti PD-CGIL
Monti ha un’idea piuttosto antiquata del rapporto tra i sindacati e i partiti: e’ ancora fermo all’idea della cinghia di trasmissione, in questo caso rovesciata. Da qui il consueto ritornello dell’eccessiva influenza della Cgil sul Partito Democratico. Argomento che non ha nessun riscontro reale perché entrambi i soggetti sono gelosamente autonomi rispetto alla propria funzione e al proprio ruolo. Il punto dal quale partire nella dialettica politica e sociale è sempre quello della convergenza sui contenuti: per quello che ci riguarda non possiamo che condividere la scelta della Cgil di puntare sulla crescita per favorire l’occupazione e il benessere generale. E’ lo stesso obiettivo politico contenuto nell’Agenda Bersani, che vuole superare i limiti dell’azione del governo Monti improntata a una linea di esclusivo rigore.
BANKITALIA: dati allarmanti, serve Agenda Bersani
I dati di Bankitalia testimoniano drammaticamente che la politica del solo rigore ha avuto effetti negativi e perversi sull’andamento dell’economia. Allarma il fatto che Bankitalia dichiari che gli ‘effetti della recessione non si sono finora riflessi in una caduta dell’occupazione’. Questo ci dice che ancora nel 2014 il livello di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, tenderà ancora a crescere. Per questo occorre una politica di discontinuità rispetto a quella del passato governo: la soluzione non è l’agenda Monti ma quella di Bersani che si propone di abbinare alla politica del rigore quella dello sviluppo e dell’equità sociale.
Pensioni: bene dietrofront Inps, difesa stato sociale è cuore Agenda Bersani
E’ positiva la nota del direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, nella quale si conferma l’interpretazione dell’istituto di previdenza a proposito degli assegni per la pensione di inabilità civile al 100%. Nella nota, infatti, si specifica che si ‘continuerà a far riferimento al reddito personale dell’invalido e pertanto non a quello del nucleo familiare. Si tratta di un importante chiarimento che avevamo richiesto come Pd, perché per noi sarebbe stato inaccettabile far pagare, ancora una volta, alle persone più deboli il prezzo dei tagli alla spesa sociale. Del resto, si sarebbe creata una situazione paradossale e di ingiustizia sociale dal momento che per l’invalidità civile parziale non si è mai messo in discussione il principio del reddito individuale cosa che sarebbe stata invece fatta per gli invalidi totali. La difesa dello stato sociale è per noi una priorità ed è centrale nel programma con cui il Pd si candida a governare il paese.
Crisi: dati Istat inquietanti, necessaria rivalutazione salari e pensioni
I dati Istat relativi al calo del potere d’acquisto delle famiglie sono inquietanti. Confermano che, per la politica, il punto di partenza non può che essere una rivalutazione dei salari e delle pensioni. Per raggiungere questo obiettivo il nostro programma di Governo dovrà prevedere, già a partire dal 2013, lo sblocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre la soglia di tre volte il minimo. Inoltre, andranno utilizzate le risorse stanziate per gli accordi aziendali di produttività, oltre due miliardi di euro nel prossimo biennio, e favoriti i rinnovi dei contratti nazionali di categoria. La ripresa dei consumi delle famiglie è parte fondamentale per riportare il paese sulla strada della crescita. Per questo dobbiamo sostenere l’Agenda Bersani che, pur non abbassando la guardia sul rigore, si ripromette di dare impulso allo sviluppo dell’economia nel solco dell’equità sociale.





