La protesta dell’Anci è del tutto condivisibile e va sostenuta. Siamo in una situazione assurda che vede l’impossibilità, da parte degli Enti locali, di impiegare le risorse risparmiate grazie alla buona amministrazione. Occorre spezzare questo circuito perverso dominato da una logica di austerità irragionevole e dannosa per tornare a investire. Se vogliamo ridare fiato all’occupazione e alla ripresa, occorre smobilizzare le risorse congelate da un patto di stabilità fasullo. Si aprano in Italia migliaia di piccoli cantieri per le infrastrutture locali e la messa in sicurezza degli edifici pubblici: da qui ripartono occupazione e consumi. Il parlamento si muova subito in sintonia con le richieste dell’Anci prima che la crisi economica diventi travolgente e incontrollabile.
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Governo: questioni economiche e sociali non possono più aspettare
Dobbiamo proporre al paese contenuti chiari ed essenziali sui temi della crisi economica e sociale: la situazione sta precipitando, ed è responsabilità della politica avanzare soluzioni e trovare convergenze prima che sia troppo tardi. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare sulla necessità di interventi a sostegno dell’occupazione e dell’impresa anche attraverso la riduzione del cuneo fiscale per consentire di assumere stabilmente giovani, over 45 e lavoratori in mobilità. Servono inoltre intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse.. A queste persone la politica deve dare una risposta anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata. Sono problemi urgenti che non possono essere elusi.
Istat: dati allucinanti, serve governo per rispondere ad emergenza sociale
I dati sulla crisi economica, sociale ed occupazionale sono allucinanti. È come trovarsi in caduta libera in un pozzo senza fondo. Una politica responsabile ha il dovere di dare risposte urgenti a questa situazione. Un governo di responsabilità, che operi anche a termine, su pochi punti precisi di contenuto istituzionale ed economico si può fare e non deve significare assolutamente un governissimo. La nostra incompatibilità con il Pdl è oggettiva. Sui temi dell’economia insistiamo in particolare su due punti: il primo, è relativo all’abbassamento del cuneo fiscale nel caso di assunzioni a tempo indeterminato di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità. Occorre una dote di vantaggio per l’impresa e per il lavoratore. Secondo, intervenire a sostegno di coloro che sono rimasti o rimangono senza reddito: i lavoratori pesantemente colpiti dalla riforma delle pensioni di Monti; i lavoratori che hanno esaurito o esauriranno nei prossimi mesi le tutele sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga e mobilità); i commercianti, gli artigiani, le cooperative sociali e i piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega perché lo stato non paga, le banche non fanno credito e le scadenza dei pagamenti non possono essere eluse. Un circuito perverso. A queste persone va data una risposta di emergenza anche prevedendo ammortizzatori sociali di carattere universale definiti su misura per l’attuale periodo di crisi prolungata
Crisi: da Inps dati allarmanti, abbandonare politiche rigoriste per scongiurare recessione
Come avevamo previsto, il consuntivo 2012 delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps si attesta sul miliardo e cento milioni di ore. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Sono numeri allarmanti che corrispondono ad oltre cinquecento mila lavoratori a zero ore per un anno intero e dimostrano il permanere di una crisi economica che produrrà nel 2013 enormi problemi di carattere sociale. Per questo, si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica l’agenda Bersani, verso un deciso sostegno alla crescita e allo stato sociale. I punti essenziali di un programma riformista debbono essere: politica industriale, ammortizzatori sociali adeguati alla crisi, soluzione del problema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma previdenziale del ministro Fornero, adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita ed incentivi per l’occupazione dei giovani e contro la precarietà. Senza questi contenuti la sola politica del rigore ci consegnerebbe inevitabilmente alla recessione dell’economia e all’aumento della disoccupazione e delle ingiustizie sociali.
Crisi economica: Drammatica denuncia di Confindustria
Mentre il governo e’ diviso su posto fisso e Irap, la crisi economica e sociale del paese si aggrava.La denuncia del presidente della piccola industria, Giuseppe Morandini, e’ drammatica: un milione di piccole e medie imprese sono a rischio chiusura nei prossimi sei mesi. Mancano gli ordini, e’ finita per molti settori la cassa integrazione ordinaria, il governo tarda a rifinanziare le casse integrazione in deroga e aumenta la disoccupazione quando si prenderanno decisioni di investimento per far uscire il paese dalla crisi? Bisogna agire immediatamente in tre direzioni: migliorare gli ammortizzatori sociali, sostenere il reddito del lavoro dipendente, autonomo e dei pensionati, incentivare il sistema delle imprese per quanto riguarda l’accesso al credito, il pagamento dell’Iva, l’innovazione tecnologica.
Crisi economica: il Governo è inerte, aspetta solo che passi la nottata
Il grave e’ che mentre la crisi dispiega i suoi dannosi effetti e l’autunno economico e sociale diventa difficilmente gestibile, il governo si limita ad aspettare che passi la nottata. I dati del Cnel di ieri e quelli dell’Isae oggi, rileva l’ex ministro del Lavoro, sono altre tessere che compongono il mosaico della crisi. Ormai il quadro e’ completo perche’ tutti i maggiori istituti e gli osservatori si sono pronunciati e di dati vanno concordemente nella stessa direzione. Quello che si evidenzia e’ il consolidamento di tre cifre: il calo del pil al di sopra del 5%, la crescita del potere d’acquisto, ferma all’1,3%, dato piu’ basso dal 1970 e infine la disoccupazione sopra il 9% nel 2010. Per il Paese un quadro pesantissimo, reso ancora piu’ preoccupante dall’inerzia dell’esecutivo.
Crisi economica: la politica del governo è come la dottrina Bush
‘Cio’ che fa il governo italiano e’ paragonabile a una dottrina Bush, ma ai tempi di Obama: lo stato guarda, il mercato fa. Questa logica, che ormai tutti stanno abbandonando, ci ha portati al disastro globale e se si continua a guardare, quando la crisi sara’ finita, non saremo pronti per ripartire’.
‘Basterebbe utilizzare un punto percentuale di Pil ovvero 15 mld di euro, e investirli per un terzo rinforzando il reddito di lavoratori e pensionati al fine di incentivare i consumi, per un altro terzo negli ammortizzatori sociali universali e per l’ultimo terzo finanziando artigiani, commercianti e piccole imprese’ che sono fuori dal triangolo Governo-Confindustria-Cgil.
‘Purtroppo pero’ il ministro Tremonti continua nella sua politica di difesa dei soldi del bilancio, prelevando risorse dai fondi destinati alla formazione o da quelli destinati al Mezzogiorno che invece ne avrebbe bisogno. Molti esperti, da Monti a Draghi, all’Istat, ritengono invece che si debbano mettere sul tavolo risorse fresche e visibili’.





