Noi riconosciamo la validita’dell’arbitrato gia’ da oggi, purche’ non sia imposto all’atto dell’assunzione e non sia secondo ‘equita’, cioe’, in grado di aggirare le tutele di legge e di contratto. I conti non ci tornano. Sacconi sa perfettamente che il Partito democratico ha presentato emendamenti in questo senso che avrebbero risolto il problema, respinti tuttavia da governo e maggioranza.Per quanto riguarda gli ammortizzatori sarebbe ora che un tavolo si aprisse: il ministro, non si sa perche’, ha deciso di aspettare le elezioni e ha impedito i primi cambiamenti positivi come quelli suggeriti unitariamente dalla commissione Lavoro della Camera, anche a costo di smentire i rappresentanti della propria maggioranza. Per la riforma lanciamo un suggerimento: basterebbe adottare la delega lasciata in eredita’ dal governo Prodi e gia’ discussa con le parti sociali. Ma si sa che Sacconi preferisce fare da se’ e non tollera ne’ le risoluzioni del Parlamento, anche se unitarie, ne’ le buone soluzioni del governo precedente.
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Lavoro: iniziativa Pd per la tutela degli infortuni nelle piccole imprese
Introdurre una tutela per i lavoratori delle piccole e medie imprese che, in caso di fallimento dell’azienda, non vedono riconosciuto il loro diritto ad essere risarciti per un infortunio sul lavoro: e’ quanto prevede la proposta di legge del Pd presentata oggi alla Camera dal capogruppo democratico in commissione Lavoro, Cesare Damiano, e dal vicepresidente della commissione, Luigi Bobba. ”A differenza di quanto accade nelle grandi aziende – ha spiegato Damiano – i lavoratori delle piccole imprese, molto diffuse in Italia, in caso di fallimento non hanno nessuna garanzia di essere risarciti. Questa e’ una ingiustizia che vogliamo eliminare, anche se gli infortuni diminuiscono grazie alla normativa in materia di sicurezza varata dal centrosinistra”. ”Il diverso trattamento tra due lavoratori in base alle dimensioni dell’azienda presso cui lavorano – ha sottolineato Bobba – deve essere rimosso quanto prima. Fra l’altro l’incertezza del risarcimento dell’infortunio arriva dopo aver subito un incidente. E’ percio’ necessario garantire il diritto alla salute e al lavoro di tutti i lavoratori senza distinzione tra coloro che lavorano in aziende grandi o piccole
Immigrazione: Fini? Saggio apportare le modifiche al lavoro
Sono sagge le modifiche che Gianfranco fini suggerisce alla sua legge sull’immigrazione.Tutti conosciamo il dramma vissuto da chi perde il posto di lavoro. Dramma particolarmente grave per i lavoratori immigrati che, in un tempo di crisi prolungata, corrono il rischio di essere ricacciati nella clandestinita.Tutto questo crea un circuito perverso: aumenta il lavoro nero e lo sfruttamento e, di conseguenza, il rischio di infortuni sul lavoro. Il lavoro nero crea concorrenza sleale alle imprese trasparenti e una distorsione nel mercato del lavoro, con una vera e propria azione di dumping sociale, verso i lavoratori che hanno contratti regolari.Quando il lavoratore immigrato perde il lavoro e’ giusto consentire un periodo di tempo almeno di un anno o, meglio ancora, correlato al tempo mediamente necessario per trovare un nuovo impiego. In questo modo si metterebbero questi lavoratori anche al riparo da eventuali ricatti di datori di lavoro spregiudicati. Se vogliamo andare nella direzione di una vera integrazione e’ giusto affrontare tempestivamente anche il tema del voto amministrativo agli immigrati e della cittadinanza per i figli di stranieri che nascono in Italia, cosi come capita in paesi europei come la Germania.
Lavoro: l’autunno è gelido, dal governo solo spot
L’occupazione dello stabilimento Alcoa di Portovesme è l’ultimo episodio di un autunno gelido per il lavoro. Giorno dopo giorno si susseguono questi episodi che coinvolgono le fabbriche, i palazzi del governo e delle istituzioni attraverso sit-in e proteste che hanno l’obiettivo di invocare la soluzione dei gravi problemi produttivi ed occupazionali che stanno attaccando pesantemente il nostro sistema produttivo. Mentre questo succede il governo presenta una finanziaria che non da nessuna risposta al paese reale e si limita, attraverso interviste e spot, ad annunciare provvedimenti del tutto inadeguati che anch’essi scompaiono nel nulla: si veda la proposta del bonus destinato alle agenzie che stabilizzano i lavoratori in cassa integrazione o del ridicolo aumento dal 20% al 30% dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori a progetto. Il Partito democratico sosterrà in parlamento e nel paese la sua battaglia per rivendicare misure tempestive e immediate di modifica alla legge finanziaria per affrontare il tema della crisi.
La crisi non è finita; boom di disoccupazione
Mentre vari ministri di governo continuano a gettare acqua sul fuoco, la crisi imperversa. Non siamo alla coda di un processo, ma di fronte ad una inevitabile esplosione per quanto riguarda l’occupazione.Abbiamo gia’ registrato molti boom per quanto riguarda le richieste di indennita’ di disoccupazione e cassa integrazione, ma alcuni nodi stanno arrivando al pettine. Centinaia di aziende rischiano di licenziare i lavoratori dopo aver consumato i periodi di cassa integrazione.
Emblematico e’ il caso di Eutelia che, pur rappresentando il settore delle telecomunicazioni non in crisi di mercato, mette a rischio i propri dipendenti a causa di una gestione dell’impresa volta ai profitti finanziari, che sono a scapito dei piani industriali. Ci vorrebbe un intervento risoluto del governo, ma anche l’occasione della legge finanziaria verra’ sprecata. Si parla d’altro e la distanza tra governo e paese reale aumenta.
FIAT: ora il governo estenda gli incentivi
Gli incentivi al settore dell’auto dimostrano di aver funzionato, anche se non sono una soluzione strutturale. Per questo chiediamo al ministro Scajola di estendere la loro erogazione anche per il prossimo futuro, vincolandoli al mantenimento degli stabilimenti, delle produzioni e dei livelli occupazionali. Questi sostegni alle imprese non devono pero’ limitarsi a un solo settore e alle case-madri: devono riguardare i settori strategici e le loro filiere produttive, coinvolgendo anche le imprese di piccole dimensioni. In altre parole si tratta di definire una vera politica industriale per il Paese.E’ giunto il momento di avere chiarezza sulle produzioni della Fiat, definendo il rapporto fra automobili prodotte in Italia e quelle realizzate all’estero. Ogni stabilimento italiano deve avere un quadro di prodotti e di occupazione certo. Per questo e’ auspicabile un confronto tra il governo e le parti sociali.
Lavoro: il governo metta le risorse adeguate in finanziaria
Il governo si deve decidere ad un cambio di passo e la finanziaria sara’ il momento opportuno per destinare risorse adeguate a sostegno degli ammortizzatori sociali, del reddito e delle imprese. Registrare 95.000 domande di disoccupazione e di mobilita’ nel mese di settembre rappresenta una cifra enorme e piccole variazioni in diminuzione non cambiano l’andamento negativo dei dati occupazionali. In questo modo non si percepisce la drammatica situazione delpaese reale: basterebbe andare ai cancelli delle fabbriche per rendersi conto della situazione. Lo sforzo del ministro Sacconi di dimostrare che la situazione economica ha un miglioramento a seguito della diminuzione della cassa integrazione a ottobre del 9,7% rispetto al mese precedente, e’ assolutamente fuorviante se si considera che dall’inizio dell’anno sono state autorizzate 716 milioni di ore contro i 166 milioni dello stesso periodo del 2008, prosegue ricordando l’incremento tendenziale del +330% della cig ordinaria e per la cassa integrazione in deroga del +700%.





