Patto di stabilità: protesta Anci va sostenuta, parlamento si muova in sintonia con richieste sindaci

La protesta dell’Anci è del tutto condivisibile e va sostenuta. Siamo in una situazione assurda che vede l’impossibilità, da parte degli Enti locali, di impiegare le risorse risparmiate grazie alla buona amministrazione. Occorre spezzare questo circuito perverso dominato da una logica di austerità irragionevole e dannosa per tornare a investire. Se vogliamo ridare fiato all’occupazione e alla ripresa, occorre smobilizzare le risorse congelate da un patto di stabilità fasullo. Si aprano in Italia migliaia di piccoli cantieri per le infrastrutture locali e la messa in sicurezza degli edifici pubblici: da qui ripartono occupazione e consumi. Il parlamento si muova subito in sintonia con le richieste dell’Anci prima che la crisi economica diventi travolgente e incontrollabile.


Governo: programma essenziale contro disoccupazione

I dati Eurostat di oggi fanno registrare per l’Italia un pessimo risultato in Europa per quanto riguarda la crescita della disoccupazione: oltre 2 punti percentuali in un solo anno. Se dovesse perdurare questa situazione di incertezza politica tutti i dati economici e sociali tenderebbero all’ulteriore peggioramento: una prospettiva inquietante. Sarebbe necessario dare una scossa all’economia, con poche e mirate misure, e pronunciare un no netto e inequivocabile alla sola politica di austerità.
Per far riprendere l’economia sarebbe fondamentale sbloccare il Patto di stabilità per gli investimenti locali e le infrastrutture, e pagare gradualmente i debiti della p.a. nei confronti delle imprese. Un programma essenziale di questa natura potrebbe essere realizzato se sui tatticismi politici prevalesse il bene del Paese.


Sulla crisi è condivisibile l’opinione della Merkel e di Sarkozy

soldi-250-2Il presidente francese, Sarkozy, e il cancelliere tedesco, Merkel, hanno assunto una posizione condivisibile sul tema del patto di stabilità. Di fronte ad una situazione di crisi eccezionale bisogna prevedere misure eccezionali. Noi lo andiamo ripetendo da un po’ di tempo a questa parte e ci auguriamo che in Europa si formi un ampio schieramento a sostegno di questa tesi”. Un atteggiamento di difesa dogmatica dei parametri di Maastricht, come sta facendo il ministro Tremonti, non è adatto ad affrontare la situazione. Non si tratta di ignorare l’enorme peso del debito che grava sul sistema economico italiano, ma, nonostante questo, è necessario prevedere una crescita temporanea e misurata del deficit in rapporto al prodotto interno lordo, al fine di reperire risorse da destinare alla crescita del potere d’acquisto delle famiglie, agli ammortizzare sociali e per il sostegno del sistema delle imprese. Se questa operazione non verrà realizzata, le risorse per un intervento straordinario che il governo periodicamente annuncia, non sarebbero nient’altro che l’utilizzo di fondi già esistenti che non avrebbero l’impatto necessario. Non basta, anche se socialmente condivisibile, intervenire sulle fasce di povertà e su una platea ristretta di cittadini come pare proporre l’esecutivo, ma occorre migliorare la capacità di consumo dei redditi medio-bassi e prevedere ammortizzatori sociali anche per chi ha un lavoro precario. Tutto questo ha un costo che va finanziato. Altrimenti si tratta di annunci e promesse che non potranno essere mantenuti.