Ricordo, come fosse oggi, il giorno della strage alla ThyssenKrupp, cinque anni fa. E ricordo il grande dolore che ho provato. Dopo una vita passata a contatto con la fabbrica, con i lavoratori, mi sono sentito personalmente colpito.
Ero ministro del Lavoro, allora, e in quella veste avevo un dovere in più. Il dovere, dopo aver portato la solidarietà alle famiglie delle vittime, di operare affinché tragedie così non potessero accadere mai più. Un compito difficile in un paese in cui il tema della sicurezza è sempre evocato ma è assai poco praticato.
Allora avevamo da poco approvato la legge “123” nella quale venivano individuati i criteri di delega della riforma sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma che conteneva anche una parte di norme di immediata applicazione dirette ad incidere da subito sugli ambienti di lavoro, perché ci eravamo resi conto dell’urgenza con la quale bisognava cominciare ad incidere.
Il mio impegno, in una situazione politica difficilissima che avrebbe di lì a non molto portato alla caduta del governo Prodi e a elezioni anticipate, fu quello di varare in tempo utile anche il decreto legislativo che avrebbe consentito a quelle norme di diventare pienamente operative.
Ad aprile del 2008, in piena crisi di governo, abbiamo consegnato al paese un complesso normativo tra i più completi e incisivi d’Europa, un intervento legislativo moderno ed adeguato alla gravità del problema e all’attuale organizzazione del lavoro.
Le cose, poi, hanno preso una piega diversa. Il governo Berlusconi ha operato in modo da ridurre le tutele allora introdotte. Le spese per la sicurezza sono tornate a essere viste come un costo da contenere il più possibile in nome della competitività, anziché come un investimento doveroso e utile.
Ancora oggi, seppur in miglioramento rispetto al passato – anche in conseguenza della grave crisi economica e occupazionale – i dati evidenziati dall’Inail nell’ultimo rapporto dipingono un quadro preoccupante. Le morti causate dagli incidenti sul lavoro sono passate da 973 del 2010 a 920 nello scorso anno e 725mila sono stati gli infortuni denunciati, per un calo del 6,6% rispetto ai 776mila del 2010. In generale, dunque, rispetto al 2010 si sono verificati 51mila infortuni in meno e da due anni il numero dei decessi rimane ben al di sotto dei mille casi. Ma tali dati sono ancora inaccettabili.
Non dobbiamo abbassare la guardia e occorre continuare la battaglia in difesa della sicurezza. In questo senso è positivo l’impegno assunto dal ministro del Lavoro Fornero, in occasione dell’ultima giornata nazionale dell’Anmil per le vittime degli incidenti sul lavoro, di completare entro la legislatura l’attuazione del Testo Unico sulla sicurezza.
Occorre però anche intervenire sulle modifiche peggiorative rispetto al decreto 81, introdotte dalle norme successive, e definire nuove linee di intervento che innovino ulteriormente rispetto a quanto già prodotto, anche in materia di semplificazione, senza che ciò produca un abbassamento delle tutele.
L’obiettivo di tutti – governo, politica, parti sociali – deve essere quello di estendere a ciascun lavoratore, in qualunque unità produttiva operi, le misure di prevenzione necessarie, che devono essere calibrate in base alla pericolosità delle lavorazioni eseguite.
Su questo fronte ogni resistenza deve essere superata. E’ un obbligo morale che tutti noi abbiamo anche nei confronti dei sette operai morti alla Thyssen.
Seguite lo speciale su RaiNews 24 sull’anniversario della tragedia della ThyssenKrupp di Torino (6 dicembre 2007 – 6 dicembre 2008).







